appello

Appello a tutti...

Quest'anno il Lampedusa in Festival è arrivato alla sua terza edizione. Con molto entusiasmo stiamo portando avanti questa iniziativa che riteniamo sia importante per Lampedusa, i lampedusani e tutti coloro che amano l'isola. Purtroppo, anche quest'anno, dobbiamo fare i conti con le nostre tante idee e i nostri pochi fondi per realizzarle.

Chiediamo a tutti coloro che credono nel Lampedusa in Festival e nel lavoro che Askavusa sta facendo -rispetto all'immigrazione e al territorio di Lampedusa- di dare un contributo, anche minimo, per permettere al Festival di svolgere quella funzione di confronto e arricchimento culturale che ha avuto nelle passate edizioni.

Per donazioni:
Ass. Culturale Askavusa
Banca Sant'Angelo
IBAN: IT 06N0577282960000000006970

visita il sito

www.lampedusainfestival.com

contattaci

askavusa@gmail.com






Visualizzazione post con etichetta Buone notizie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Buone notizie. Mostra tutti i post

lunedì 4 maggio 2009

COMITATO NO CIE - Nota stampa

Iniziato lo smantellamento del nuovo Centro per immigrati di Ponente a Lampedusa.

Sono iniziati sabato scorso i lavori per la demolizione del nuovo centro per immigrati presso la Stazione Loran di Ponente a Lampedusa.
La costruzione del CIE di Ponente era infatti avvenuta in assenza dei preventivi pareri e nulla osta necessari sulla base del regime vincolistico vigente nell’area.
Le opere erano state denunciate come abusive durante la mobilitazione contro i nuovi provvedimenti del Ministro Maroni in materia di immigrazione.
Nel corso della Conferenza di Servizi attivata per la valutazione della legittimità del nuovo centro, il Viminale ha dovuto prendere atto dell’abuso commesso, dell’impossibilità di sanare le opere realizzate e della necessità di procedere al ripristino dei luoghi.
Si tratta di un risultato di civiltà ottenuto anche grazie all’impegno e alla continua mobilitazione dei cittadini di Lampedusa. Quei cittadini che non si sono mai arresi e che continueranno a tenere alta l’attenzione su quanto accade nella loro isola.
Pertanto continuerà la raccolta di firme volta ad ottenere che il Centro di Imbriacole, attualmente destinato a centro di identificazione ed espulsione, torni ad essere quel Centro di primo soccorso ed accoglienza che dal 2006 era diventato “fiore all’occhiello” per l’Europa intera.
Rimane l’amara constatazione sull’enorme spreco del denaro di noi contribuenti che il governo ha perpetrato per costruire strutture che oggi vengono demolite. Per di più in un’isola dove si fanno i doppi turni a scuola e si rimane isolati dalla terraferma per settimane, dove neanche un soldo è mai stato speso per realizzare strutture per lo sport e la cultura e nulla si fa per incrementare pesca e turismo, le uniche risorse economiche che garantiscono la sopravvivenza dell’intera comunità delle Pelagie.

Lampedusa, 4 maggio 2009


giovedì 30 aprile 2009

ED ANCHE IL VIMINALE NE PRENDE ATTO!!!

VIMINALE, NESSUN AMPLIAMENTO CIE LAMPEDUSA
ROMA, 30 APR - Non ci sarà l'ampliamento del Centro di identificazione ed espulsione di Lampedusa. Dopo il parere negativo della Conferenza dei servizi, che si è tenuta ieri a Palermo, il Dipartimento libertà civili del Viminale ha disposto la chiusura del cantiere aperto per i lavori di ampliamento del Cie, il ripristino dello stato dei luoghi e l'utilizzazione dei soli manufatti preesistenti. Continua, pertanto, la normale attività del Centro di identificazione ed espulsione nella struttura originaria dell'ex Base Loran, zona ponente dell'isola, funzionante già dal 21 gennaio nel fabbricato in muratura realizzato nei primi anni '70. La richiesta di parere proposta nella Conferenza di servizi riguardava, infatti - come riferisce il Viminale - un eventuale ampliamento del numero dei posti da rendere operativo mediante la messa in opera di fabbricati leggeri ancorati su piattaforme di cemento preesistenti, realizzati a suo tempo in funzione di campi da tennis ed eliporto. A tale fine era stato allestito un cantiere, in attesa delle determinazioni della Conferenza di servizi, di cui ora è stata disposto lo smantellamento. (ANSA).

ORDINANZA DI DEMOLIZIONE PER IL C.I.E.!!!!

Per il comune di Lampedusa, sarebbe abusiva una parte del Centro di identificazione ed espulsione (Cie) per immigrati clandestini di contrada Ponente. È emerso durante la conferenza dei servizi, svoltasi ieri sera alla prefettura di Palermo, fra i rappresentanti del Comune di Lampedusa, quelli della soprintendenza di Agrigento, degli assessorati regionali al territorio e ai beni culturali e della forestale e dei funzionari del ministero dell'Interno. La conferenza era stata organizzata affinchè i rappresentanti istituzionali presenti esprimessero i pareri preventivi sulle opere da realizzare per adeguare il Cie. Ma il dirigente dell'Ufficio tecnico di Lampedusa Giuseppe Gabriele ha detto che i pareri preventivi erano inutili, considerato che le opere erano state già realizzate dal ministero dell'Interno. I rappresentanti degli enti non si sono quindi espressi. «Il Comune di Lampedusa - ha detto il sindaco Dino De Rubeis - che ha sempre sostenuto che i 300 metri quadrati di opere realizzate nell'ex base militare Loran erano abusive adesso dovrà emettere una ordinanza di demolizione. Il comandante della polizia municipale Elio Desiderio quattro giorni fa ha denunciato alla procura per abusivismo edilizio i due tecnici ai quali il ministero aveva affidato il riadattamento dell'ex base Loran con pannelli e container premontati».

IMMIGRATI: ABUSIVO CIE DI LAMPEDUSA, TECNICI DENUNCIATI

Il centro di identificazione ed espulsione di contrada Ponente di Lampedusa e' abusivo. E' quanto emerso, secondo quanto risulta all'Agi, dalla conferenza di servizi che si e' svolta in prefettura ad Agrigento e alla quale hanno preso parte rappresentanti del Comune di Lampedusa ,della Soprintendenza, del Genio civile, degli assessorati regionali al Territorio e ai Beni culturali e della Forestale. Si e' trattato della terza riunione convocata per dare i pareri preventivi previsti dalla legge. Ma il Comune di Lampedusa ha fatto presente che, secondo una denuncia presentata dal Comando dei vigili dell'isola, la struttura non e' regolare perche' si chiedono autorizzazioni preventive per un edificio gia' esistente. Le autorizzazioni, semmai, dovevano essere chieste prima dei lavori di riadattamento della caserma. Secondo quanto si e' appreso, i vigili urbani di Lampedusa avrebbero anche denunciato i due professionisti romani ai quali il ministero si e' affidato per realizzare i lavori di riadattamento della ex base Loran a Cie.

martedì 31 marzo 2009

Dal "Corriere della sera" di oggi, 31 marzo 2009

BASTA LAMPEDUSA, CLANDESTINI DIROTTATI A PORTO EMPEDOCLE

Il ministro Maroni: «Dal 15 maggio sarà operativo l'accordo siglato con i libici e gli sbarchi finiranno»
ROMA — Evitare Lampedusa. Il mare in burrasca non ferma l'arrivo di centinaia di immigrati e il ministero dell'Interno mette in atto il nuovo dispositivo che prevede di «dirottare» a Porto Empedocle i mezzi soccorsi al largo. Chi riesce ad aggirare i controlli e approdare sull'isola siciliana deve essere invece trasferito nella struttura di Isola Capo Rizzuto, trasformata un mese fa in centro di identificazione ed espulsione. Le decisioni, prese in sede riservata durante il comitato per l'ordine e la sicurezza del 12 marzo scorso, sono operative. Alla riunione di una settimana fa presieduta dal ministro dell'Interno Roberto Maroni aveva partecipato anche il comandante generale delle Capitanerie di porto Raimondo Pollastrini. A lui il titolare del Viminale aveva affidato il compito di comunicare le ultime direttive alle motovedette impegnate nel pattugliamento del canale nel tratto che separa l'Italia dalle coste africane.
Ieri Maroni ha ribadito la «certezza che dal 15 maggio, quando sarà operativo l'accordo siglato con i libici, gli sbarchi finiranno». Ma si tratta più che altro di una speranza, non c'è alcuna certezza che le autorità di Tripoli consentano davvero ai poliziotti italiani di partecipare ai controlli di fronte alle loro coste. E dunque si sceglie di percorrere strade alternative, visto che Lampedusa è ormai al collasso. Il flusso di arrivi da record che ha segnato il 2008 non sembra arrestarsi anche nei primi mesi del 2009, così come i naufragi. La decisione di Maroni di trasformare il centro di accoglienza in Cie era stata presa per disporre il rimpatrio direttamente dall'isola siciliana, senza il trasferimento in altre strutture dove gli stranieri devono essere identificati per verificare se abbiano diritto all'asilo. Nelle intenzioni del ministro doveva servire anche da deterrente per chi pensava di fare tappa a Lampedusa, essere portato altrove e poi far perdere le proprie tracce al termine del periodo di permanenza obbligatorio. E invece dalle coste libiche continuano a partire barconi, ma la rivolta dei clandestini scoppiata sull'isola un mese fa e culminata con l'incendio della base ha dimezzato i posti disponibili.
Si cambia, dunque, e si portano gli extracomunitari in Sicilia. Oppure in Calabria. Il decreto firmato il 23 febbraio da Maroni dispone che «parte dell'area demaniale sita nell'ex distaccamento dell'Aeronautica Militare "Sant'Anna" di Isola Capo Rizzuto, in provincia di Crotone, finora usata come centro di prima accoglienza e per chi richiede asilo, sia individuata come centro di identificazione ed espulsione». Nel provvedimento si sottolinea che la modifica si è resa necessaria «perché i Cie funzionanti non sono al momento sufficienti a soddisfare le esigenze e dunque occorre attivare ulteriori strutture». Lo stesso Maroni aveva annunciato più volte la creazione di nuovi Cie nelle regioni dove non ci sono strutture, ma il piano si è fermato per le resistenze degli enti locali e perché gli edifici messi a disposizione dal Demanio sono per lo più fatiscenti e dunque devono essere completamente ristrutturati. I tempi non potranno essere brevi, visto che lo stanziamento dei fondi necessari a compiere i lavori è stato inserito nel ddl sulla sicurezza che non sarà approvato in via definitiva prima di fine maggio.
Fiorenza Sarzanini
31 marzo 2009

mercoledì 11 marzo 2009

Processo per il naufragio del Natale ’96: condannato a 30 anni anche Thourab

Si è da poco conclusa l’ultima udienza a Catania , dopo le arringhe degli avvocati e del PM Toscano, del processo d’appello contro l’armatore pakistano-maltese Thourab, in quanto “organizzatore della spedizione” con il battello F174 ( che giace in fondo al mare a 19 miglia da Portopalo) , con una condanna per omicidio volontario plurimo in base agli articoli 110, 112 e 575 del CP ed a un risarcimento per le famiglie di ciascuna vittima con una provvisionale di 20.000 euro. Questa sentenza fa seguito alla vergognosa assoluzione in primo grado nel processo a Siracusa.
Si arriva così ad un secondo segnale di svolta, dopo oltre 12 anni, del lungo calvario per i familiari delle vittime e per i superstiti, in seguito alla giusta condanna del 9/4/’08 , pure a 30 anni, dell’altro imputato El Hallal.
Sia il PM Toscano che gli avvocati dei familiari delle vittime hanno espresso piena soddisfazione per la sentenza. Pensiamo però che non si possano attenuare le gravi manchevolezze nell’investigare sulla rete di complicità della “holding degli schiavisti” ( come la definiva Dino Frisullo); dato che , il padre della vittima Shabib (in attesa di permesso di soggiorno, ma costretto a tornare in Pakistan per l’aggravarsi della madre), Zabiullah , aveva già ricostruito la rete di “agenzie di viaggio” a Karachi, Colombo, Alessandria d’Egitto… Ciononostante l’Interpol ancora brancola nel buio. Sarebbe stata inoltre necessaria un’indagine anche sulle numerose omissioni di soccorso e di atti d’ufficio di casa nostra, dato che in troppi si sono ostinati a considerare per anni il naufragio "presunto".
In questi anni il numero delle vittime è salito vertiginosamente ed i trafficanti di esseri umani continuano ad ingrassarsi approfittando di leggi proibizioniste che impediscono ingressi regolari: Si preferisce dilapidare denaro pubblico per militarizzare le nostre coste e costruire nuovi lager, inoltre, si firmano accordi di riammissione con governi del bacino nordafricano sempre più corrotti e liberticidi; addirittura si esternalizzano le galere etniche in paesi come la Libia e si trasforma Lampedusa in una nuova Guantanamo.
La sentenza di oggi è un secondo passo per ottenere Verità e Giustizia non solo per gli imputati Thourab ed El Hallal, che dovranno finalmente iniziare a pagare per i loro crimini (nonostante siano contumaci), ma all’interno di un progressivo accertamento dell’insieme delle responsabilità della rete internazionale dei trafficanti e dei loro complici, anche in Italia; dato che le tragedie per entrare nella fortezza Europa si moltiplicano, grazie alla vergognosa latitanza bipartisan delle forze politiche, che , invece d’ investire in nuove politiche d’accoglienza preferiscono vergognose politiche securitarie , riducendosi così a fare la guerra ai poveri, anzichè alla povertà.
Ct 11/3/’09

Rete Antirazzista Catanese, Senza Confine, Associazione Lavoratori Pakistani in Italia