appello
Appello a tutti...
Quest'anno il Lampedusa in Festival è arrivato alla sua terza edizione. Con molto entusiasmo stiamo portando avanti questa iniziativa che riteniamo sia importante per Lampedusa, i lampedusani e tutti coloro che amano l'isola. Purtroppo, anche quest'anno, dobbiamo fare i conti con le nostre tante idee e i nostri pochi fondi per realizzarle.
Chiediamo a tutti coloro che credono nel Lampedusa in Festival e nel lavoro che Askavusa sta facendo -rispetto all'immigrazione e al territorio di Lampedusa- di dare un contributo, anche minimo, per permettere al Festival di svolgere quella funzione di confronto e arricchimento culturale che ha avuto nelle passate edizioni.
Per donazioni:
Ass. Culturale Askavusa
Banca Sant'Angelo
IBAN: IT 06N0577282960000000006970
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lunedì 11 luglio 2011
COMUNICATO STAMPA
Questo progetto a cui poi si sono accodati altri piccoli comuni vicini come Caulonia, funziona da molti anni ed ha dimostrato come sia possibile con gli stessi fondi stanziati dal governo per rinchiudere in posti invivibili e senza prospettive i migranti, creare sviluppo e veri e propri laboratori di convivenza.
In questi giorni il sindaco di Riace Domenico Lucano ha proposto di accogliere 130 migranti, ma a quanto pare ha ricevuto risposta negativa da parte delle autorità che sembrano volere continuare ancora sulla linea dura, senza accorgersi di stare perdendo un enorme possibilità, quella di arrivare prima di altri paesi a quello che sarà l'inevitabile futuro dell'Europa. Anche il sindaco di Acquaformosa un piccolo comune di cultura arbresh in provincia di Cosenza, Giovanni Mannoccio, che ha messo a disposizione 50 posti nel suo comune. Crediamo che l'esperienza di Riace e Caulonia siano ripetibili e che hanno dimostrato di portare ricchezza umana, culturale ed economica e che debbano essere messe in condizione di potere operare la propria “Vocazione” soprattutto in momenti cosi critici come quello attuale, in cui servono luoghi in cui le persone possano vivere e costruire la propria vita insieme ad altre persone e non essere rinchiusi in posti in cui la vita spesso diventa invivibile.
A tale proposito chiediamo che i minori rinchiusi alla Loran fino a quando non avranno trovato una degna sistemazione, possano uscire dal centro e che chi voglia andare a trovarli e fare qualche attività con loro abbia la possibilità di farlo, inoltre chiediamo che la richiesta delle varie realtà che mettono a disposizione posti, competenze ed esperienze vengono accolte e supportate da chi di dovere.
Sappiamo bene che i minori hanno una condizione particolare e che non possono essere accolti in qualsiasi tipo di struttura, pensiamo che dove esiste la volontà di accogliere si costruiscano le condizioni per farlo nei modi in cui la legge prevede, sappiamo anche che la gestione di questi flussi migratori è complessa e che ci sono molte cose da non sottovalutare ma riteniamo che alcune situazione, come quella dei minori alla “Ex base Loran” siano inaccettabili e si debba fare di tutto per risolverle nel minore tempo possibile, intanto se si migliorassero le condizioni di vita di questi ragazzi che ripeto , vivono una condizione carceraria senza avere commesso alcun reato, avremmo meno cose di cui vergognarci.
martedì 5 luglio 2011
sabato 2 luglio 2011
Dalla Valle si Susa. NO TAV.
Qui racconto un’altra storia, quella di migliaia di persone salite alla Maddalena per evitare lo sgombero del cantiere. La sera, domenica 26 giugno, era stata lanciata all’ultimo, con il solito tam tam, sms e facebook, una fiaccolata alla quale avevano risposto sei/settemila persone. Sono rimaste lassù fino a mezzanotte poi molti son tornati a casa per problemi di lavoro e sul sito siamo rimasti comunque in tanti, mille, millecinque. La notte trascorsa ad aspettare con l’ansia che saliva saliva. Con noi moltissimi giornalisti e Tv, e questo faceva appunto pensare che era la notte giusta, in molti ci auguravamo che non rimandassero perché (anche per problemi logistici) cominciava a diventare pesante essere sempre all’erta, pronti a mollare tutto e a dirigersi alla Maddalena.
Impossibile raccontare tutto, vado per flash. La sensazione permanente è sempre stata quella di –irrealtà- totale.
E’ quasi l’alba.
Come previsto per segnalare a tutte le persone presenti nell’area l’avvicinarsi della colonna di polizia, finanza e carabinieri vengono sparati dei fuochi artificiali. Bellissimi, colorati. Irreali- perché non annunciavano “festa”.
Irreale erano le raccomandazioni che echeggiavano dalla gente sul piazzale, ai ragazzi o ai giornalisti: “non calpestate la lavandaaaa”, (in un clima tesissimo con le ruspe e i poliziotti che stavano salendo).
Irreale era la luce, il sorgere del sole, sulle montagne, confine francese
Completamente irreale era la musica della radio, sintonizzata su un programma di buongiorno mattino che continuava a trasmetteva canzonette… mentre i poliziotti, caschi blu, maschere antigas, scudi e manganelli avanzavano per sgomberare
Irreale era la muraglia di persone di tutte le età appesa alle griglie per opporsi con il proprio corpo alla ruspa che avanzava. Persone che non avevano certo l’attitudine a questo genere di cose, eppure, determinati.
Irreale è stata la performance in un silenzio apocalittico del nonviolento pacifista Turi Vaccaro (presente fin da Cosimo), e abituato a girare a piedi l’Europa, il quale ad un certo punto è andato incontro alle truppe, scalzo e con le mani alzate, brandendo una treccia d’aglio e con questa “benediva” i poliziotti. Poi si è fermato e si è messo a fare yoga. (ovviamente l’hanno impacchettato subito)
Irreale era la “tenuta” sul piazzale, le parole da guerriglia: “ci attaccano”, “attenti ai lacrimogeni”, la decisione comune di “indietreggiare” lasciare il campo mentre il primo sole del mattino evidenziava le vigne inondate dai gas lacrimogeni.
E poi su a scappare per la montagna
Con i poliziotti dietro che menavano su chi si inciampava, chi cadeva.
Una ritirata farsesca, in alcuni momenti tragica, gente che stava male, che vomitava, che non ce la faceva a salire nel bosco, trecento metri di dislivello per una boschina non facile, a volte ressa, ammassati uno contro l’altro.
I lacrimogeni sparati dentro al bosco in modo che scappando, scappando, pensavi di esserti allontanato e invece ti ritrovavi dentro alla nube.
Dopo oltre un’ora siamo usciti sul colle, a La Ramat e la gente che abita la frazione ci è venuta in soccorso con acqua e pane per superare la nausea.
Il giorno dopo i giornali hanno titolato: “guerriglia” e posto liberato.
Hanno scritto che eravamo un centinaio e avevamo ferito ottanta poliziotti (potenza!!)
Non hanno parlato delle tagliole per cinghiali, sparse nelle vigne, dove i poliziotti sono finiti dentro…
Una cinquantina di tende rimaste alla Maddalena sono state tagliate e i poliziotti ci hanno pisciato sopra e in alcuni casi anche cagato.
Martedì sera in ventiquattrore è stata lanciata una nuova fiaccolata a Susa e hanno risposto ventimila persone.
La sera di martedì c’è stata la nascita di una bimba, i genitori notav l’hanno voluta chiamare Maria Maddalena. Questa nascita è diventata il simbolo della vita per tutti.
Domani manifestazione nazionale a Chiomonte. Il Tam tam “Raggiungiamo il quorum anche in valle di Susa”.
Riceviamo e rigiriamo: urgente su Freedom Flotilla Il Mediterraneo non è proprietà di Israele
Il Mediterraneo non è proprietà di Israele
La nave Statunitense “Audacity of Hope” ha deciso di tenere fede al proprio nome ed è salpata, per essere bloccata dopo un quarto d'ora di navigazione dalle autorità portuali greche che hanno intimato agli attivisti di tornare in porto ad Atene minacciando l'equipaggio ed i passeggeri con le armi. Stesso tentativo e stesso esito per la nave canadese Taharir. Intanto una nota del Ministero per la sicurezza interna greco mostra tutta la subalternità del governo di Papandreou alle politiche israeliane, dichiarando che la Grecia vieta alle barche della Freedom Flotilla 2 di salpare per Gaza. Nel mare greco, in queste ore, si sta giocando un vero e proprio braccio di ferro tra i sostenitori del diritto internazionale e quelli del diritto di Israele, diritti che come è dimostrato sin dalla nascita dello Stato di Israele non fanno che confliggere. Come ignora Gianni Letta che risponde alla sollecitazione della Freedom Flotilla Italia con un comunicato dove dice che non è in grado di garantire la sicurezza degli italiani diretti a Gaza “…trattandosi di iniziative in violazione della vigente normativa israeliana”. “Non immaginavamo che tutto il Mediterraneo fosse proprietà di Israele” hanno commentato dalla FF2 gli attivisti internazionali determinati a portare a termine la missione, non solo umanitaria, ma soprattutto politica di fare approdare le navi a Gaza. L’obiettivo è quello di rompere un assedio che si protrae da troppo tempo ai danni di una popolazione che subisce una punizione collettiva, laddove sono proprio il diritto internazionale, le convenzioni e i trattati, nati per salvaguardare le popolazioni oppresse, ad affermare che tutto questo oltre a essere inumano, è fuorilegge.
MOBILITIAMOCI PER FARE PRESSIONE SUL GOVERNO GRECO
Freedom Flotilla Italia indice un presidio davanti all’Ambasciata greca in Via Mercadante a Roma
Lunedì 4 luglio alle 17,00 e invita alla mobilitazione in tutta Italia
Invitiamo tutte e tutti a scrivere all’ambasciata di Grecia in Italia, all’indirizzo gremroma@tin.it, a telefonare al n. 06-8537551 e ad inviare fax al n. 06-8415927.
Per adesioni: roma@freedomflotilla.it
Contatti: 333/5601759 - 338/1521278
sabato 25 giugno 2011
Pedalando sul confineLampedusa, e i suoi 22km2 si macinano velocemente su due ruote. Quello che si vede, sfrecciando, e' un isola placida e calma, che entra in punta di piedi nella sua stagione estiva, fatta di turisti, spiagge e cale...proprio come vorrebbe la tradizione. Una cartolina di normalità, con sfondo imbarcazione, tipo bateaux mouche, brulicante di passeggeri...peccato che la compagnia non e' la Siremar e il volto che si vede sporgere dal ponte superiore non e' quello di un caucasico turista, ma di un africano sorridente.
Questa e' la routine per chi non fa vita da piaggia come noi. Il cellulare in borsa squilla, “O scia', dicono che sta arrivando una barca giu al porto...parlano di 800 sub-sahariani, tutti provenienti dalla Libia”. “Ok, andiamo. Passa qua che scendiamo assieme”. Abbandoni la sede di Askavusa, senza spostare niente, senza spegnere i portatili, lasciando solo un veloce messaggi sulla skype chat del festival agli amici, che di fronte ai loro computer sul continente, lavorano “sbarco di 800. Ci sentiamo piu tardi”.
Lo sai gia che le comunicazioni si interromperanno per almeno due o tre ore, perche per uno sbarco di questo tipo, ci vuole molte tempo. Pedalando verso lo sbarcatoio pensi a quello che ti puo aspettare: l'ingresso negato al porto, i sorrisi di complicità con gli operatori amici delle ONG che aspettano e quelli un po' meno complici con i poliziotti, ma soprattutto la Porta d'Europa.
Dalla costa si vede il barcone ondeggiare lentamente, circondato dalle imbarcazioni della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera. Lo vedi procede lentamente attraverso le lenti dello zoom della camera. L'audio e' chiaro e nitido. I suoni trasportati dal vento portano pianti di bambini, voci di donne e lo scricchiolio dei legni. La barca si avvicina e ti avvicini pure tu -di soppiatto- non facendoti notare dalle forze dell'ordine, che impegnate nella fase di attracco, non seguono più i tuoi movimenti sulla collina a ridosso del molo.

Uno scatto, poi un altro, poi uno ancora. Alzi lo sguardo e i volti che poco prima vedevi attraverso l'obbiettivo sono li' di fronte a te. La Plimsoll line, linea che marca il riempimento di una imbarcazione, non si vede nemmeno sulla chiglia. Il ponte inferiore sparisce a livello del molo. Sbucano solo le teste delle persone che lo occupano. L'imbarcazione e' in pericoloso equilibrio. I passeggeri vorrebbero scendere tutti assieme, all'unisono, mentre gli agenti corrono su e giu per la banchina gridando “sit down, sit down”. Calmi si siedono, aspettando il loro turno per scendere.
Donne, bambini, intere famiglie che poco a poco riempiono l'area di fronte alla stazione marittima. Stanchi, ma contenti di essere arrivati a destinazione, si guardano attorno con facce inquisitorie. Nigeria, Eritrea, Liberia, ma anche Pakistan e Bangladesh siedono su 5m2 di cemento del porto. Bevono e si rilassano, prima di essere trasportati al centro. Scende la sera e gli occhi fanno quasi male, costantemente tenuti sotto sforzo nel catturano volti attraverso l'apparato digitale. Prendiamo note, scambiamo quattro parole con gli informatori fedeli e infiltrati...ma ormai siamo troppo visibili e la polizia ci allontana mentre ancora prendiamo appunti, e cerchiamo di stabilire contatti con la moltitudine identificata come sub-sahariani.
Ci sarebbero milioni di cose da dire, come le storie dei famigliari che scendono dall'Europa per rivedere e recuperare i loro figli, fratelli e mariti, ma non c'e' abbastanza tempo per raccontarvi tutto. Quello di oggi e' la storia dell'ultimo grosso sbarco a Lampedusa, una routine di cui siamo testimoni e che abbiamo deciso di raccontarvi per rendervi parte del nostro vissuto.
venerdì 24 giugno 2011
No TAV, L'isola dei conigli, l'Italia e Lampedusa.
Ieri sono andato all'isola dei conigli, era un pò che non scendevo giù a farmi un bagno, sono stato con la mia famiglia, mi sono accortoe dell'enorme fortuna che ho a vivere in un posto cosi bello, magico, spirituale, ci sono zone di quest'isola che tolgono il fiato , ti lasciano sospeso, come se si entrasse direttamente in contatto con le forze più arcaiche dell'universo e della nostra anima, ma poi facendomi un giro e guardando bene , mi sono accorto che in alcune calette è stata portata della sabbia di cava, per mettere ombrelloni e lettini, praticamente in ogni cala ci sono lettini e ombrelloni e chioschi, l'unica ad essere rimasta a misura di natura e quindi umanizzata ed umanizzante, è l'isola dei conigli, e qualche altra spiaggia come Cala Galera, ma che non ha la stessa bellezza, d'altronde l'isola dei conigli è uno dei paesaggi più belli in assoluto al mondo.Se si va sulla strada panoramica c'è un altro paesaggio da perdere la testa, una bellezza inaudita, un paesaggio spirituale a tutti gli effetti, un deserto mistico fatto di pietre e muretti a secco, di piccole pinte e del suono incessante dei grilli, per me è come entrare nella parte mistica del mondo, ma anche qui i segni dell'uomo cominciano a farsi sentire, molte case sono saltate fuori come funghi, e l'impressione che altre ne nasceranno, compromettendo per sempre un patrimonio comune e universale difficile da stimare e quantificare, addirittura qualcuno ha delimitato con dei blocchetti di cemento un aerea enorme di molti metri quadrati. Forse qualcuno ha la percezione di lampedusa come isola illimitata dove si può costruire all'infinito e ovunque.
A questo proposito ringrazio il lavoro che la legambiente Lampedusa da anni fa, andando incontro a minacce ad isolamento e denigrazioni, questo perche ha difeso negli anni il bene comune e non quello di qualche privato, ed è questa la differenza fondamentale, chi ha interesse a sostenere tutti quei beni comuni, come il paesaggio, la natura, la salute, l'istruzione, le spiagge, e vede in queste risorse da valorizzare e mantenere in condizioni ottimali un valore da condividere e non una risorsa da sfruttare per ricavarne un guadagno, chi aggisce nella legalità e vede in questa un faro, una bussola, che evidentemente non è infallibile, ma ha nella sua modificabilità con metodi democratici il suo essere perfettibile, chi lavoro per molti e non per i pochi , in questo momento in Italia viene visto male, viene minacciato e alcune volte isolato. C'è una cosa da capire tanti interessi privati non fanno il bene pubblico, anzi sono la distruzione del bene pubblico, e a maggior rsaggione in una situazione di illegalità diffusa come quella lampedusana.Per certi versi è emblematico quello che sta accadendo in Valle di Susa, dove i cittadini di quella valle si stanno opponendo ad un opera dannosa per tutti, per il Piemonte, per l'Italia, per il mondo, e questi cittadini sono un modello di democrazia , di partecipazione, di consapevolezza della cosa pubblica, di lotta contro l'interesse privato che troppo spesso distrugge, inquina, avvilisce, in nome del "Lavoro" che troppo spesso è sfruttamento, in nome di un "Guadagno" che troppo spesso è furto.
Bisogna sostenere la legalità, il paesaggio, la natura, il benessere, la partecipazione politica di tutti, e cosa fondamentale marcare le differenze, tra chi mette al primo posto il profitto e lo sfruttamento del territorio, la corruzione intellettuale e economica e chi invece vuole portare il posto in cui vive ad una condizione migliore per tutti e non cede all'illusione che tutto si risolva con un conto in banca più grande.
Giacomo Sferlazzo.
I PRESIDIANTI NO TAV DELLA MADDALENA DI CHIOMONTE DIFENDONO LA LEGALITA’
Spieghiamo perché, chiarendo una volta per tutte che non si oppongono solamente ad un’opera inutile ma anche ad una procedura autorizzativa che secondo noi non rispetta le vigenti leggi.
Altri e più complessi discorsi sono quelli sul modello di sviluppo, sull’autodeterminazione delle popolazioni, sull’evidente inutilità dell’opera, sui suoi costi economici insostenibili per il nostro Paese, sui motivi per cui grandi partiti e grossi industriali vorrebbero ristabilire il loro potere a forza di carabinieri e polizia in tenuta antisommossa.
Presto qualcuno potrebbe farsi male alla Maddalena, conosciamo i metodi imposti alle forze dell’ordine, già sperimentati al Seghino, a Venaus, alla stazione di Avigliana in occasione della protesta antinucleare. I presidianti della Maddalena sanno a cosa vanno incontro, e conoscono bene quali sono i motivi che li obbligano a presidiare. Molti cittadini però probabilmente non sanno che costoro presidiano anche la legalità. In questo senso sono persone speciali. Utilizzano la non violenza, la comunicazione, il dialogo, perfino la preghiera, eppure sono descritti come pericolosi antagonisti. A cosa si oppongono specificatamente in quel di La Maddalena?
IL CIPE ha approvato il progetto di una galleria di servizio di 6.30 metri di diametro, con occupazioni temporanee e sistemazione dei luoghi occupati a fine cantiere, ma se iniziassero i lavori si realizzerebbe una galleria di servizio di 9 metri di diametro, con occupazione permanente dei territori: quindi un’opera del tutto difforme da quella autorizzata, che non ha assolutamente le caratteristiche di “cunicolo esplorativo”.
Di conseguenza la procedura VIA sull’opera autorizzata non rispecchia la realtà dell’opera che si vorrebbe iniziare.
Inoltre lo spezzettamento del progetto da Settimo Torinese a Lyon in tre diverse parti, con diverse procedure VIA non cumulative e la suddivisione ulteriore della procedura VIA per la parte internazionale in altre due parti (cunicolo e tunnel di base anche in questo caso non considerate come somma degli impatti), peggiora la possibilità di intuire la situazione reale di impatto ambientale, compromettendo la regolarità di tutta la procedura autorizzativa.
Va anche detto che l’impatto di una galleria geognostica eventualmente sommato a quello del tunnel è ben diverso dall’impatto di un tunnel sommato ad una sua ulteriore galleria di servizio che è l’opera che in realtà realizzare.
Se si fosse voluto agire correttamente si sarebbe dovuto realizzare un’unica procedura di VIA riguardante l’intera linea ad AV/AC da Torino a Lione, o almeno complessiva su tutto il territorio italiano. Non lo hanno voluto fare, forse perché gli impatti cumulativi avrebbero obbligato a rinunciare all’opera. Per lo stesso motivo probabilmente non è mai stata considerata l’opzione zero.
In questo discorso tecnico che la nostra redazione Vi sottopone è esclusa la questione del rapporto Costi/Benefici dell’opera che volutamente non è mai stato affrontato dai proponenti in modo serio e scientifico, meno che mai sul lungo periodo o considerando i reali flussi di traffici. In sostanza, non risulta in alcun modo il beneficio di ordine sociale ed economico proveniente dalla realizzazione del cunicolo, e di conseguenza non è stato possibile per i proponenti dimostrare che il beneficio risulti superiore al valore della perdita eco sistemica provocata dalla sua realizzazione.
Dunque adesso tutti comprenderanno che l’intervento progettato da LTF e sottoposto in data 17 maggio 2010 a VIA non è un cunicolo geognostico, bensì, una vera e propria discenderia a servizio del cantiere del tunnel ed alla sicurezza della linea in progetto.
Ad ulteriore conferma dell’illogicità e carenza istruttoria che affliggono la delibera autorizzativa CIPE, si annota il numero e la portata delle prescrizioni della Regione e del CIPE stesso, che in pratica sono l’ammissione della superficialità degli studi effettuati, il che comporta una mancanza di tutela preventiva dell'interesse pubblico e ambientale, con conseguenze sociali ed economiche incalcolabili.
Non si può poi tacere l’affermazione provata da atti scritti dagli assessorati trasporti ed ambiente della Regione Piemonte secondo cui il “cunicolo esplorativo” ha anche l’utilità di consentire di sperimentare la cosiddetta “Talpa” poiché nelle montagne del massiccio d’Ambin non è mai stata utilizza neppure per le discenderie francesi. Dunque siamo ad una primordiale sperimentazione, alla faccia dei proclami sulla fattibilità dell’opera, sui tempi di cantiere, e sulla valutazione attendibile dei costi economici, tutti caricati sulla collettività, poiché anche il contributo europeo deriva da tasse pagate dai nostri cittadini.
Una delle dimostrazioni più lampanti che la progettazione è sommaria ed incompleta è che nell’asseverazione dei costi del 21 ottobre 2009, sottoscritta dal Presidente e legale rappresentante Raulin Patrice Raymond, si dichiara che il valore delle opere è pari a € 164.342.457,74, mentre nella dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, sottoscritta dall’Arch. Pietro Romani, in qualità di coordinatore e responsabile scientifico dello SIA, relativo alla Maddalena, si legge che il valore delle opere desumibile dai progetti è pari ad € 165.050.534,54. Si tratta di 700.000 Euro di differenza che chiariscono l’approssimazione dei costi, dei progetti, e dei responsabili legali di quest’opera.
L’affidamento a CMC della realizzazione del cunicolo di Maddalena “in sostituzione di altra opera definita dai progettisti “paritetica”, quale il cunicolo di Venaus definendo i lavori a Maddalena di Chiomonte una “variante tecnica”, rispetto a Venaus risulta in effetti null’altro che un escamotage per eludere l’obbligo di una nuova gara a livello europeo e contemporaneamente, a distanza di 5 anni, evitare il pagamento delle penali dovute alla CMC per la mancata realizzazione del primo cunicolo.
Abbiamo già spiegato che i due cunicoli progettati, quello di Venaus e di Maddalena hanno caratteristiche, ubicazioni, pendenze, impianti, del tutto difformi. Infatti, anche l’importo dei contratti relativi sono diversi: il “cunicolo geognostico” di Venaus costava 84.342.414,21 euro, mentre quello di Maddalena, sempre a preventivo, costerebbe il doppio: 164.342.457,74 euro. Dire che si tratta della stessa opera è tentare di prendere in giro i contribuenti italiani ed in particolare quelli valsusini che conoscono benissimo il territorio ed il valore dei propri risparmi.
Come se non bastasse abbiamo annotato che a fronte di una valutazione positiva del progetto da parte del CIPE, per La Maddalena sono presenti tali e tante prescrizioni, spesso contraddittorie tra di loro, da delegittimare nei fatti tale valutazione dei costi e le autorizzazioni del CIPE stesso. In questo senso sia la Comunità Montana che le associazioni ambientaliste hanno preparato le loro osservazioni ed i vari ricorsi legali. Se non lo avessero fatto sarebbero risultati complici di una potenziale ed enorme truffa ai danni dello Stato!
D’altra parte le stesse prescrizioni imposte dal CIPE paiono fungere, in realtà, quali necessarie integrazioni ad un progetto incompleto al fine di renderlo approvabile in una fase successiva alla presentazione stessa, con prescrizioni peraltro basate in parte su studi mai realizzati e che nel caso lo fossero abbisognerebbero di anni di indagini approfondite. Questa procedura prescrittiva da parte del CIPE rischia peraltro di delegare alla fase esecutiva attività proprie della progettazione definitiva. Insomma il progetto è e resta incompleto e la procedura autorizzativa utilizzata non rispetta la legge italiana e comunitaria.
Il CIPE tra l’altro non ha neppure tenuto conto della modifica normativa introdotta nel 2010 riguardante le norme sulle terre di scavo. Ciò è particolarmente grave dal momento che nello stesso testo delle prescrizioni si legge, senza alcun margine di dubbio, come all’interno della galleria geognostica, siano rinvenibili materiali radioattivi e/o contaminati da uranio, unitamente a smarino con possibile presenza di amianto.
Queste sono alcune sintetiche ragioni per cui riteniamo che i presidianti compiano un’azione di civile protesta, peraltro su terreni privati, con accesso da strade private, autorizzati in questo dai proprietari stessi, mentre gli amministratori pubblici che frequentano ed appoggiano i presidianti svolgono a pieno titolo il loro ruolo, lo stesso stanno facendo i proprietari delle proprietà attraverso le procedure di ricorso legale all’occupazione dei terreni.
Qualcuno, non informato sulla realtà dei fatti o interessato ad aprire il rubinetto dei finanziamenti pubblici di una futura Salerno Reggio Calabria quello che in questa nota chiariamo potrà anche non piacere, ma la realtà non si cambia con gli slogan e le denigrazioni, meno che mai facendo finta di ignorare la verità. La redazione del nostro sito non può far altro perciò, ancora una volta, che ringraziare sentitamente tutti coloro che nel segno della non violenza, della determinazione e del rispetto delle idee altrui pretende che anche le proprie siano rispettate, insieme alle leggi di questa nostra Italia.
Valle di Susa, 23 giugno 2011
La redazione: Ambiente Valsusa
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