appello

Appello a tutti...

Quest'anno il Lampedusa in Festival è arrivato alla sua terza edizione. Con molto entusiasmo stiamo portando avanti questa iniziativa che riteniamo sia importante per Lampedusa, i lampedusani e tutti coloro che amano l'isola. Purtroppo, anche quest'anno, dobbiamo fare i conti con le nostre tante idee e i nostri pochi fondi per realizzarle.

Chiediamo a tutti coloro che credono nel Lampedusa in Festival e nel lavoro che Askavusa sta facendo -rispetto all'immigrazione e al territorio di Lampedusa- di dare un contributo, anche minimo, per permettere al Festival di svolgere quella funzione di confronto e arricchimento culturale che ha avuto nelle passate edizioni.

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giovedì 19 marzo 2009

Morire di C.I.E. Quando la detenzione amministrativa uccide

Era successo già tante volte, da quando erano stati istituiti i centri di permanenza temporanea ( CPT) , nel 1998. Quello stesso anno Amin Saber moriva in Sicilia, nel CPT di Pian del lago a Caltanissetta, in circostanze che non sono mai state chiarite, anche se a quell’epoca si parlò di un proiettile che, nel corso di un tentativo di fuga, lo avrebbe raggiunto alle spalle. Poi, alla fine del 1999, la strage del centro di detenzione Serraino Vulpitta di Trapani, sei immigrati arsi vivi per la carenza di estintori e per i ritardi nell’apertura della cella nella quale erano rinchiusi con normali catenacci da saracinesca. I responsabili della struttura furono assolti dopo un lungo processo penale, ma per quel rogo lo stato italiano sta risarcendo oggi le vittime che riuscirono a salvarsi. Da allora, anno dopo anno, una lunga serie di morti sospette, sempre archiviate con la ritrattazione dei pochi testimoni, mentre i mezzi di informazione si limitavano ad elencare le denunce e i decreti di espulsione che riguardavano le vittime. Un modo per tranquillizzare l’opinione pubblica, in fondo ad un clandestino, ad un pregiudicato, magari anche ad un tossicodipendente, che cosa può succedere se non finire i suoi giorni dentro un centro di detenzione amministrativa?Ancora lo scorso anno, da Torino a Caltanissetta, altri decessi senza colpevoli, sempre il solito copione. Le prime testimonianze che riferiscono di percosse da parte della polizia, o di ritardi nella somministrazione delle cure mediche, poi la ritrattazione dei testimoni oculari e quindi la “dispersione” di quanti potrebbero deporre durante un processo, con la esecuzione immediata di trasferimenti e di provvedimenti di espulsione. Le cronache che riferiscono per qualche giorno della “morte di un clandestino”, i responsabili delle strutture che affermano di essere intervenuti tempestivamente, i vertici della polizia che escludono qualsiasi maltrattamento degli “ospiti”, come li chiamano loro, dei centri di detenzione. Un copione che potrebbe ripetersi ancora, oggi a Ponte Galeria, dove è morto per arresto cardiaco un immigrato algerino in attesa di espulsione, Salah Souidani, di 42 anni, domani chissà dove.Durante la visita all’interno del Centro Polifunzionale di Caltanissetta, ad esempio,diversi migranti, avevano fornito, alla presenza di parlamentari, una versione dei fatti, relativi alla morte di un giovane ghanese deceduto il 30 giugno 2008, che appariva assai diversa da quella fornita dalle autorità, in particolare per quanto concerne gli orari e le modalità di intervento dei medici. L’inchiesta avviata dalla magistratura non ha ancora stabilito le cause del decesso, se i soccorsi siano stati tempestivi, mentre la stampa locale ha continuato ad attribuire maggiore rilievo alla “cattura” di ambulanti privi di permesso di soggiorno o alla diffusione della tbc o della scabbia nei centri di accoglienza. Come al solito nessuno spazio sulle cronache nazionali.Quando si verifica la morte di un immigrato dentro un centro di detenzione amministrativa, non si può continuare a ripetere sempre che si è trattato solo di “fatalità”, chiudendo in tutta fretta il caso. Chiediamo alla magistratura, oggi a Roma come ancora a Caltanissetta, dopo la autopsia dei cadaveri delle vittime, un accertamento tempestivo dei fatti e delle eventuali responsabilità . Nell’interesse dei migranti, che sono e saranno ancora trattenuti nei centri di detenzione italiani, e degli stessi operatori delle strutture, che resterebbero altrimenti macchiati a vita dall’ombra del sospetto. Chiediamo soprattutto che vengano forniti alla magistratura i filmati registrati dai sistemi di sorveglianza, e che i diversi centri di trattenimento o di accoglienza non siano più, in futuro, affollati da un numero di persone superiore alla loro capienza, o impermeabili alla stampa ed alle associazioni umanitarie indipendenti.Quanto succede nei CIE italiani, la tragedia maturata all’interno del centro di identificazione e d espulsione di Ponte Galeria, non sono frutto di fatalità o di eventi straordinari, ma derivano dalle modalità di gestione militare dei centri di detenzione, ancora più “avvelenata” dopo l’inasprimento che si è voluto da parte del governo con il prolungamento dei termini di trattenimento fino a sei mesi. Quando qualcuno si sente male viene spesso ignorato perché si pensa che sia solo un tentativo di fuga, e le proteste vengono duramente represse, con l’uso della forza nei confronti degli immigrati. Il centro di Ponte Galeria a Roma rimane poi la struttura più inaccessibile ed anche quella dalla quale si effettuano i rimpatri verso i paesi di provenienza, come probabilmente si stava verificando anche nel caso di Salah Souidani, un luogo nel quale la disperazione può raggiungere il massimo.La notizia di una frettolosa apertura di altri ( sette o dieci non si sa) centri di detenzione amministrativa in diverse regioni italiane, la utilizzazione come centri “chiusi” dei centri di emergenza istituiti in base alla Legge Puglia del 1995, e la commistione tra immigrati appena sbarcati ( ai quali si potrebbe applicare il nuovo reato di immigrazione clandestina), ed immigrati da espellere dopo essere stati arrestati ed espulsi, perché privi di un permesso di soggiorno, non possono che alimentare le preoccupazioni più gravi per il futuro. Ed è noto quanto la detenzione amministrativa, prolungata adesso a sei mesi, risulti poco efficace al fine di un riconoscimento delle persone e di un effettivo rimpatrio. Ma quello che preoccupa maggiormente è il livello di abbandono nella quale versano gli immigrati che transitano in queste strutture, un abbandono che può anche uccidere. La carenza di assistenza medica e legale nei centri di trattenimento italiani, comunque denominati, risale a molti anni fa ed è stata altresì rilevata dalla Commissione Libertà civili e giustizia del Parlamento Europeo nel dicembre del 2007. Eppure malgrado queste denunce e le critiche contenute nella relazione della Commissione De Mistura, nella passata legislatura, la situazione dei CIE è sempre più militarizzata, poco importa se la sorveglianza è affidata alla polizia di stato o alla Croce Rossa militare, di centri di detenzione si continua a morire.Un recente rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro ha descritto il razzismo istituzionale praticato in Italia ai danni degli immigrati. Il sistema dei centri di detenzione amministrativa, soprattutto dopo il prolungamento del trattenimento fino a sei mesi, rappresenta il perno delle politiche di esclusione e di criminalizzazione che con violenza crescente si rivolgono nei confronti degli immigrati. Piuttosto che reagire con sdegno alle accuse ben documentate del rapporto delle Nazioni Unite, sarebbe bene che i rappresentanti del governo si preoccupino di verificare il rispetto delle norme e dei diritti fondamentali dei migranti rinchiusi nei CIE italiani.Le esperienze precedenti, i ricorrenti insabbiamenti non ci permettono di nutrire fiducia nelle indagini amministrative già disposte dal ministero dell’interno “per fare chiarezza” su quanto realmente accaduto nel centro di detenzione di Ponte Galeria. La copertura data dal governo, ancora oggi, agli autori della “macelleria” di Bolzaneto e della Diaz lascia prevedere , ammesso che si riesca ad individuare dei responsabili, un simile atteggiamento anche nei confronti di coloro che si rendono responsabili di violenze ed abusi ai danni degli immigrati rinchiusi nei CIE o in strutture similari. Chiediamo una ispezione urgente del Comitato di prevenzione della tortura (CPT) del Consiglio d’Europa, nei centri di detenzione amministrativa italiana, comunque denominati, per accertare le condizioni di legalità, il rispetto del diritto alla salute e delle norme di sicurezza. Chiediamo alla Commissione Europea un rigoroso monitoraggio delle modalità di attuazione in Italia della Direttiva 2008/115/CE in materia di rimpatri e di detenzione amministrativa.
Fulvio Vassallo Paleologo
Università di Palermo

martedì 10 marzo 2009

ECCOVI I PALADINI DELLA SOLIDARIETà
GLI AGUZZINI DELL'ULTIMO MILLENNIO!!!

venerdì 6 marzo 2009

C.I.E a Caserta? No, grazie

POLITICA S.Nicola L.S. – C'è la concreta possibilità che il Ministro dell'Interno Maroni faccia costruire un Cie (Centro per l'Identificazione e l'Espulsione di extracomunitari giunti illegalmente in Italia) nei pressi di Caserta, in particolare nella ex caserma deposito dell'Esercito di San Nicola La Strada lungo viale Carlo III.
L'ipotesi, tra quelle fatte in questi giorni, viene definita, da ambienti vicini al Governo, come la meno probabile e ingenera solo allarmismo in città, mentre invece il problema dovrebbe essere affrontato con sistematicità da prefettura ed Enti locali.
Questa mattina, presso la sede cittadina del Partito Democratico in via Bronzetti, l'onorevole Stefano Graziano (PD) terrà, con inizio alle ore 11.00, una conferenza stampa per spiegare il suo No al Cie ed il senso della sua interrogazione presentata al Governo in proposito.
"La possibile decisione di realizzare all'ingresso di Caserta un Centro di accoglienza o di identificazione degli immigrati, di cui da giorni circolano notizie e indiscrezioni di rilievo nazionale" – ha anticipato nei giorni scorsi Graziano – "appare immotivata, non ponderata e indecorosa, oltre che avviata e definita senza la preventiva intesa con gli enti locali. L'errata individuazione" – ha aggiunto l'Onorevole Graziano – "risiede in vari ordini di motivi, tutti però riconducibili alla sfera complessiva delle valutazioni che si intende dare di Terra di Lavoro, confermandone gli aspetti negativi piuttosto che valorizzandone eccellenze e opportunità. L'area individuata, infatti, oltre che essere nelle immediate adiacenze di uno dei monumenti più importanti della Campania e d'Italia (fra l'altro nominato dall'ONU quale "patrimonio universale dell'Umanità", ndr.) visitato ogni anno da migliaia di turisti italiani e stranieri, è da tempo luogo di programmazione locale, regionale, nazionale e transnazionale per essere snodo di corridoi nazionali ed europei di importanza strategica, oltre che significativa testimonianza dei processi di sviluppo e di ricerca nel Mezzogiorno.
Faccio appello anche a tutti i parlamentari, in particolare a quelli del centrodestra, affinché non accada questo scempio. Se così non accadrà, i cittadini sapranno a chi assegnare la responsabilità. Su questa vicenda" – ha concluso Graziano – "ho già presentato un'interrogazione parlamentare".

http://www.casertanews.it/public/articoli/200903/art_20090301071048.htm

Autore: Nunzio De Pinto -

martedì 3 marzo 2009

01/03/2009 - Verona: «Il Cie? Va discusso in Provincia»

IMMIGRAZIONE FUORI LEGGE. Prosegue la discussione sulla realizzazione in una zona nel Veronese del centro di identificazione ed espulsione per i clandestini Galli Righi: «Il Consiglio unico deputato al dibattito». Da Villafranca un'altra voce si aggiunge al coro dei «no».
«Non c'è ancora nulla di ufficiale sull'eventuale dislocazione veneta del Cie, il Centro di identificazione e espulsione per clandestini che il Governo intende realizzare in ogni regione». Massimo Galli Righi, presidente del Consiglio provinciale, interviene sul dibattito che in questi giorni è divampato tra città e provincia.«In questa», prosegue Galli Righi, «fase è evidente come il Consiglio provinciale sia il luogo istituzionalmente deputato a questo dibattito. I nostri 36 consiglieri rappresentano le zone della provincia di cui possono riportare il sentore dei cittadini e dei sindaci. Ritengo utile affrontare la questione in una discussione pubblica che possa essere utile a tutti».«Per quanto mi riguarda», aggiunge Galli Righi, «infatti, sono convinto che si debba uscire dai singoli campanilismi e dai veti incrociati. E' evidente che Lampedusa e Crotone non possono farsi carico di tutti i clandestini che purtroppo arrivano nel nostro territorio nazionale. Se nel Veneto sarà scelta la provincia di Verona, e non è che lo desidero ardentemente, mi schiero tra coloro che lavoreranno per identificare una località idonea e non tra coloro che si limiteranno a ostacolare la realizzazione del Cie nel proprio territorio».«Mi schiero tra coloro che chiederanno al Governo un sito facilmente controllabile», conclude, «e controllato da agenti che si aggiungeranno a quelli che già lavorano sul nostro territorio. Chiedo garanzie allo Stato su questi punti, consapevole della necessità, come pubblico amministratore, di farsi carico dei problemi collettivi. Con scelte non con veti».Un «no» secco, invece, alla realizzazione del Centro nel territorio di Villafranca viene da Filippo Dalfini, 31 anni, vicepresidente del Consiglio comunale e consigliere di maggioranza di Progetto nord est (Pne).Dalfini è approdato al movimento fondato dallo scomparso imprenditore Giorgio Panto di recente, dopo essere stato espulso, lo scorso luglio, dalla Lega nord per aver dato origine al movimento «Giovani padani» locale senza l'autorizzazione dei vertici del partito. Dalfini si dichiara pronto a dar battaglia dentro e fuori il Consiglio comunale se il ministero dell'Interno confermerà l'intenzione di aprire il Cie a Villafranca. Attraverso un comunicato Dalfini fa sapere che è intenzionato a proporre, nella prossima seduta consiliare, «un ordine del giorno nel quale si possa chiarire che la comunità di Villafranca non intende accettare scelte e decisioni calate dall'alto su argomenti di così importante rilevanza». Dalfini annuncia che la protesta andrà oltre la presentazione del voto di censura ai consiglieri di maggioranza e minoranza. «Sono pronto», aggiunge, «a mobilitare la cittadinanza e gli iscritti della sezione comunale del Pne per protestare contro l'apertura del centro di accoglienza non appena giungeranno notizie più precise sulla sua esatta collocazione». Poi aggiunge: «Martedì prossimo, alle 18, riuniremo nella sala consiliare di Sommacampagna il direttivo provinciale del nostro movimento ed assieme a Mariangelo Foggiato, consigliere regionale del Pne, coordineremo le iniziative che intraprenderemo contro le decisioni del Governo». Infine Dalfini non risparmia una frecciata al comportamento nella vicenda tenuto dal suo ex partito, la Lega nord. «Secondo me», conclude il vicepresidente, «a livello nazionale il partito di Bossi ha perso il lume della ragione e a livello comunale come al solito non muove un dito a difesa dei propri cittadini». F.T.

http://www.larena.it/stories/Home/165211/

Regione Marche, no a C.I.E. a Falconara Marittima

Ancona, 23 feb. - (Adnkronos) - ''Sulla possibilita' di costruzione di un Centro di identificazione ed espulsione per i cittadini immigrati, la nostra e' una posizione chiara, coerente e motivata da ben cinque anni. Vale a dire, in tempi non sospetti''. Lo afferma l'assessore regionale all'Immigrazione e ai Servizi sociali, Marco Amagliani, contrario a questi Centri, intervenendo nel dibattitoche si e' aperto quando il Governo ha individuato Falconara Marittima (Ancona) come sito idoneo per la realizzazione di un Centro. Un 'no' espresso, per tutto il territorio marchigianao, anche alla modifica alla legge regionale sull'immigrazione, che, a giorni, andra' in Consiglio regionale. ''Il Consiglio regionale delle Marche -spiega Amagliani in una nota- in una mozione approvata nella scorsa legislatura, le considerava gia' 'strutture lesive dei diritti universali delle persone', in primo luogo della liberta' personale. Lo stesso Consiglioregionale si dichiarava 'indisponibile alla costruzione e alla presenza sul proprio territorio di Centri di permanenza temporanei'. La stessa mozione impegnava la Giunta regionale 'ad operare in tutte le sedi affinche', in nessun luogo del territorio regionale, tali strutture' potessero 'essere realizzate o attivate'. Ed e' con questo stesso spirito e volonta' che ho partecipato, in rappresentanza della Regione Marche, al forum 'Mare aperto, idee per aprire le frontiere e chiudere i Cpt', tenuto a Bari nel luglio del 2005''. Dal forum, ricorda Amagliani, ''e' uscito un documento finale incui le 14 Regioni presenti si sono impegnate ad affrontare il tema dell'immigrazione con umanita' e giustizia, consapevoli che quella delclandestino e' una condizione e non un reato, che va combattuta cioe' la clandestinita' e non la persona. L'immigrazione non puo' essere affrontata come una questione di 'ordine pubblico' spesso affidata alla disciplina di legislazioni emergenziali. Si tratta, invece, di affrontare con realismo e, cioe' nel pieno rispetto delle leggi, le grandi problematiche dell'accoglienza, dell'inclusione, dell'interculturalita'''.

http://www.stranieriinitalia.it/adn_kronos-immigrati_regione_marche_no_a_cie_a_falconara_marittima_7177.html

25/02/2009 - Nuovo centro C.I.E. in Toscana?

ASCA) - Roma, 25 feb - Un nuovo centro di identificazione degli immigrati (CIE) in Italia, da costruire in Toscana? ''Istituzionalmente non ne so nulla''. Lo ha detto oggi il presidente della regione Toscana, Claudio Martini, dai microfoni di Radio 24.''Questi centri sono del tutto inefficaci - ha detto -, non realizzano alcun beneficio concreto nella lotta alla clandestinita' e non sono un grande esempio di tutela dei diritti e della dignita' delle persone. Inoltre dal punto di vista istituzionale non ne so nulla. Abbiamo chiesto da tempo chiarimenti al governo ma non c'e' stato alcun tipo di rapporto e coinvolgimento. Messa cosi' - ha proseguito Martini - cioe' un progetto chiuso, blindato, questo si' all'insegna della clandestinita', da realizzare sul territorio non mi vede disponibile a collaborare. Se ci vengono proposti modelli a scatola chiusa, io dico lo facciano se ne hanno la forza e via. Se insomma dal governo si dice che 'la competenza e' nazionale e decidiamo noi quello che vogliamo', io posso solo rispondere 'auguri'''.
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