appello

Appello a tutti...

Quest'anno il Lampedusa in Festival è arrivato alla sua terza edizione. Con molto entusiasmo stiamo portando avanti questa iniziativa che riteniamo sia importante per Lampedusa, i lampedusani e tutti coloro che amano l'isola. Purtroppo, anche quest'anno, dobbiamo fare i conti con le nostre tante idee e i nostri pochi fondi per realizzarle.

Chiediamo a tutti coloro che credono nel Lampedusa in Festival e nel lavoro che Askavusa sta facendo -rispetto all'immigrazione e al territorio di Lampedusa- di dare un contributo, anche minimo, per permettere al Festival di svolgere quella funzione di confronto e arricchimento culturale che ha avuto nelle passate edizioni.

Per donazioni:
Ass. Culturale Askavusa
Banca Sant'Angelo
IBAN: IT 06N0577282960000000006970

visita il sito

www.lampedusainfestival.com

contattaci

askavusa@gmail.com






martedì 27 dicembre 2011

Tesseramento Ass. Askavusa 2012

Askavusa 2012, unisciti a noi

L'ultimo recente sbarco di migranti somali ha dimostrato ancora una volta che Lampedusa e' un porto sicuro e pronto a accogliere chi arriva dal mare carico di speranze. Questo e' anche grazie al costante lavoro di persone come Askavusa che si impegnano e fanno campagna di sensibilizzazione sull'argomento migrazione, ma e' anche segno che nell'isola c'e' gente pronta a intervenire.

Se vi chiedete dove eravamo quella sera, beh la risposta e' che Askavusa era a Cala Spugne a seguire i migranti, all'ospedale a tradurre per loro e a Cala Creta con generi di primo soccorso. La nostra presenza e l'aiuto dato, sono stati fondamentale per dimostrato - a chi non ci credeva - come anche la società civile sappia organizzarsi e mobilitare le proprie risorse. Aiutare e proteggere chi e' vulnerabile si puo' ottenere senza detenzione all'interno di centri recintati e custoditi.

Non smetteremo di essere quello che siamo fino a quando nuove politiche e pratiche sull'accoglienza e migrazione non verranno attuate in Italia.
Se vi chiedete dove eravate voi quella sera, la risposta e' accanto a noi. Il vostro contributo ci ha aiutato in tutto questo e oltre...il Museo delle Migrazioni, il Lampedusa in Festival. Per questo chiediamo ancora una volta il vostro supporto attraverso il rinnovo della membership annuale, o l'acquisto del libro “Le rughe sulla frontiera”, meravigliosa collaborazione tra i migliori vignettisti Italiani, Giampiero Caldarella e Askavusa.

Auguri a tutti e grazie ancora per la solidarietà.

Il team di Askavusa

per donazioni, sottoscrizioni e richiesta libro “Le rughe sulla frontiera”
contattateci a
askavusa@gmail.com

numero di carta: 4023600613906975
intestatario Gianluca Vitale (pres. Ass.Askavusa)

http://youtu.be/J33fBmDig-Y

martedì 4 ottobre 2011

Pagine Tunisine

Sono ormai passati piu' di dieci giorni, ma e' ora più' di ieri che ripeto e riguardo quelle immagini di guerriglia urbana e violenza. E' da Tunisi, che parte la digestione di quello che e' accaduto. Faccio domande, ma mi vengono, a mia volta, poste domande. Specialmente dai giovani di Rez02 Luttes, un organizzazione di universitari che in questi giorni ha allestito un incontro internazionale per parlare di resistenza sociale, capitalismo e riorganizzazione dal basso. Come in un racconto dei fratelli Grimm narro quella che e' l'edizione speciale di Capuccetto Rosso ambientata - in questo caso e esclusivamente per loro - a Lampedusa.

L'incendio, la fuga, il corteo verso il porto accompagnato dai canti "libertà', libertà'" e il cordone della polizia che li blocca al lato della pompa di benzina. Ecco ci siamo, come in tutte le favole, anche la nostra e' arrivata al suo punto focale, alla carta di Propp "castello stregato". Snocciolo i passi salienti e le impressioni, perché' la' io c'ero e a dispetto di quello che i media possono avere detto, io ne sapro' sempre di più. Ero li' nel mezzo di quella piazzetta. Ci sono sempre stata, e assieme a quei pochi che si trovavano accanto a me, era chiaro che quello non era un luogo sicuro.
Scende la notte e inutilmente la polizia cerca di convincere il gruppo di Tunisini a spostarsi verso il campo, dove potranno mangiare e essere inseriti nelle liste dei trasferimenti. Sono sempre più determinati a restare li. Hanno smesso di credere alle promesse di trasferimento che hanno sentito ripetere giorno dopo giorno a volte per un numero di giorni superiore al mese. La polizia - preoccupata nel conseguire il suo scopo e allarmata per un ipotetico attacco di Lampedusani - non si e' nemmeno accorta di quanti detriti, bastoni e tubi si trovano sparsi ovunque, come un sottobosco naturale dell'area. I ragazzi ascoltano, Ikbel, una studentessa di legge, scossa la testa, come se già avesse capito che il sospetto della polizia e' in realtà' qualcosa di più serio. Come in una rappresentazione teatrale, la scenografia e' già montata, tutto e' pronto, si aspettano solo gli attori - gladiatori - e il pubblico.
La notte passa senza pane, acqua o coperte e alle prime luci dell'alba i lavori cominciano. I ragazzi Tunisini recuperano vernice, pennello e lenzuola. In poche ore producono tre diversi banners in cui si scusano con Lampedusa, chiedono libertà e invocano l'aiuto dell'Unione Europea. Questo non basta, per lo meno a placare la rabbia del sindaco di Lampedusa che - noncurante della carica ricoperta - fa dichiarazioni di guerra per spaventare e allontanare i migranti. Il sole si alza nel cielo e la colonnina di mercurio lo segue. Aumenta la folla e la tensione tra i Lampedusani - tenuti a distanza dalle numerose forze di polizia in tenute anti sommossa - e i Tunisini che si trovano dislocati tra la pompa di benzina, la piazzetta e il portico del ristorante antistante. E' questione di secondi, appare una bombola di gas tra le mani di uno dei migranti, poi un altra…Nidhal mi guarda con la sua faccia da 23enne "non avrebbero dovuto, gli hanno dato la motivazione per attaccarli e così tutti penseranno che siamo noi - i Tunisini - i violenti…"
La sassaiola parte dalla zona del selciato degli uffici della Siremar, accanto al diving centre. La polizia si lancia sui migranti. Chi e' in piedi riesce a scappare e a sua volta, rispondere alla sassaiola. Chi se la passa peggio sono quelli seduti sul marciapiedi della pompa di benzina o nel portico del ristorante. Tutti gli si scagliano contro e loro, i Tunisini, non possono fare altro che giungere le mani pregando i picchiatori di smettere. Chi si trovava nelle "retroguardia", più' all'interno, sotto alla pensilina della pompa di benzina, salta la transenna e scappa, mentre gli altri le prendono. I sassi continuano a volare da entrambe le parti, aumentano le mazze e le assi portate dai Lampedusani per armare tutti. Si perché' tutti - inclusi i dipendenti di Lampedusa Accoglienza - devono per lo meno uscire da li' avendo sferrato un colpo. Douha si passa le mani giunte sul naso e si tiene la bocca, come se cercasse di bloccare la respirazione che e'aumentata, e riprendere il ritmo normale. Nidhal mi osserva "e tu, tu che facevi?"…"io filmavo, filmavo tra la pioggia di sassi che attraversavano lo spazio di cielo sulla piazza." Si accende una sigaretta "posso vedere il filamto?" "certo."

giovedì 22 settembre 2011

21-22/09/2011

Oggi è uno dei giorni più brutti che io abbia mai vissuto, la speranza di una Lampedusa faro della solidarietà del diritto e dell'umanità si è talmente affievolita che ormai sembra solo una fantasia retorica, quell'umanità che tanto ci aveva fatto sperare e che era stata troppo presto mitizzata era come avevamo detto in altre occasioni "Poca", perché non accompagnata da una coscienza politica e sociale. Oggi a Lampedusa si è compiuto il piano del governo e dell'amministrazione locale, quello che per molti anni non era riuscito, oggi ha avuto compimento, arrivare allo scontro tra Lampedusani e migranti, in questo caso tunisini.
Era da tempo che tutti quelli che dovevano sapere, erano a conoscenza dello stato di degrado e di nervosismo che nel centro di Lampedusa si viveva quotidianamente, molti lo avevano detto, ed era prevedibile che lasciare i ragazzi tunisini in quelle condizioni e in più essendo a conoscenza che i rimpatri erano lo scopo finale della loro attesa, avrebbe causato una grande rivolta, e cosi è stato.
Il problema è sempre lo stesso dall'inizio dell'anno, la mancanza di trasferimenti da Lampedusa al resto d'Italia, anche questo si sapeva, ma tutti facevano finta di niente, tutti facevano finta che la vita del centro fosse tranquilla, l'importante e che i migranti non si vedano per la strada, l'importante e che i turisti non vedano, come oggi ,l’importante è che mostriate le immagini della festa della madonna di Porto Salvo,la Lampedusa bella, la Lampedusa vacanziera, quello che è accaduto è già passato, non bisogna parlarne, questo modo di fare viene da una mentalità mafiosa dell’omertà e del silenzio, ed è il culmine dei comportamenti di un gruppo di persone e di una amministrazione che ha fatto dell’illegalità la propria bandiera, il peggio che nessuna istituzione ha mai arginato questa prassi del malaffare, dell’illecito, anzi sembra essere premiata, lo stato è veramente assente a Lampedusa, c’è un aria da far west da molto tempo, ognuno fa quello che vuole, i più prepotenti minacciano, corrompono e si fanno corrompere. L’unico valore che accomuna una parte di lampedusani che non so quantificare, è la stagione estiva che tradotto significa lo sfruttamento del territorio per fare soldi, ma il mondo e la storia vanno oltre una stagione turistica da salvare, vanno oltre la visione ristretta dei piccoli imprenditori, e quelli che dovevano essere i compagni di una lotta contro le angherie e le violenze che i potenti di tutto il mondo stanno facendo alle masse sono diventati il problema, i nemici da uccidere, da annegare , da buttare in mezzo al rogo , mentre Berlusconi al suo arrivo sull'isola viene acclamato da una folla violenta che impedisce a chi non è d'accordo di manifestare contro la politica del governo, ed anche in queste ore i miei amici, che oggi più che mai voglio chiamare compagni, vengono minacciati da una folla imbestialita, che ha perso ogni direzione "C'è ne pure per quelli di Askavusa se si mettono in mezzo", intanto la Lega ringrazia, il sindaco che dice i tunisini essere tutti delinquenti ha enormi responsabilità per quanto sta accadendo, e ogni persona che sta usando la violenza ha enormi responsabilità. Queste persone sono le stesse che hanno applaudito Crialese e che facevano a gara a complimentarsi dopo la proiezione di Terraferma, sono quelle che applaudono i cantanti che vengono a cantare per la solidarietà durante la manifestazione O scià, sono quelli che fanno a gara per potere ospitare i VIP che invita Baglioni facendo laudi guadagni, Baglioni stesso che viene finanziato da chi sta provocando questo enorme disastro e che dice di fare O scià per sensibilizzare la popolazione rispetto ai temi dell’integrazione dovrebbe condannare chi ha usato la violenza e non premiare chi ha partecipato ai pestaggi rifiutandosi di lavorare con questa gente, perche le canzoni , le parole non valgono a niente se non sono seguite dai fatti, Le persone che dicono buttateli in mare, bruciateli, sono tutti delinquenti magari oggi portavano in spalla la statua della madonna di porto salvo, , io non ho molta fede, ma il fatto che quello che sta accadendo in concomitanza con la festa della patrona dell'isola, che è anche un simbolo di convivenza pacifica mi fa pensare molto. Queste persone che si dice vogliano buttare giù “La porta d’Europa” il monumento di Mimmo Paladino sono più vicini a quegli estremisti islamici che distruggono le opere d’arte in nome di un fanatismo religioso che in realtà è il segno di un ignoranza mostruosa. Quello che mi preoccupa è che nella violenza si possa vedere il modo di risolvere questioni che la politica non ha saputo o voluto affrontare e risolvere, i tunisini si trovano costretti a protestare violentemente perché inascoltati e rinchiusi in condizioni disumane, i lampedusani immaturi cadono nel tranello del governo e aizzati dalle dichiarazioni del sindaco trovano nella violenza non solo una valvola di sfogo ma un metodo per affermare una rabbia da troppo repressa, non per affermare idee, attenzione, perché nella testa di queste persone non credo ci siano idee chiare, ma per affermare una supremazia, un controllo del territorio, ed anche questo è tipico dell’agire mafioso. Dividere l'umanità è quello che i potenti da sempre cercano di attuare, facendo leva sulle paure e l'ignoranza, ed è quello che sta accadendo a Lampedusa, una massa stordita che crede che la risoluzione del problema sia uccidere i Tunisini e non fare arrivare più nessun migrante sull'isola. Da sempre è stato detto che il ruolo di Lampedusa rispetto all'immigrazione deve essere di primo soccorso e accoglienza che più di un numero di migranti Lampedusa non può accogliere, ma questo non è mai stato accolto dal governo, e oggi è il governo ad avere la prima colpa di quello che sta accadendo, dopo il governo vengono tutti quei lampedusani che si sono fatti trascinare in questa pozza di fango. Oggi abbiamo perso tutti, e abbiamo perso molto, Lampedusa che il posto che più amo in assoluto, oggi mi sembra come una casa da abbandonare, come un luogo senza più speranza, come un luogo destinato all'odio e alla violenza, un luogo dove l'egoismo e l'ignoranza hanno avuto la meglio, e questo viene da lontano, il solo fatto di avere un amministrazione con questo sindaco e con una vicesindaco leghista dice tanto, spero che i molti lampedusani che in passato hanno saputo dimostrare solidarietà non vengano travolti da tutta questa cattiveria, che ormai da troppo veniva alimentata. Spero che i ragazzi tunisini possano trovare un posto migliore dove vivere di Lampedusa e dell'Italia.
Non voglio rinunciare alla speranza di un mondo più giusto, non voglio rinunciare alla speranza di un dialogo tra i popoli, tra i più deboli tra gli ultimi, credo in assoluta che il primo sforzo di tutte le persone che hanno una coscienza maggiore sia quello di alimentare il dibattito non solo sull’immigrazione ma su tutto quello che sta accadendo nel mondo, di rimettere la scuola e la conoscenza al centro della vita della collettività, la conoscenza diretta per prima cosa, il dialogo come strumento e come fine il bene comune. Non di un popolo , non di una classe ma dell’umanità

Per questo chiediamo che vengano aboliti i CIE in Italia.
Che venga scritta una nuova legge sull’immigrazione e l’integrazione
Che le società civili europee e nord africane costruiscano una rete diretta per il dialogo e la cooperazione.
Che l’istruzione e la cultura vengano messe ai primi posti nelle agende politiche.

Con enorme sofferenza e speranza . Giacomo Sferlazzo un lampedusano.

mercoledì 31 agosto 2011

Non siamo ciechi

Da alcune settimane a Lampedusa la situazione dei migranti rinchiusi nei centri ed in particolare dei Tunisini si è aggravata, non sappiamo il numero esatto dei migranti che sono nei centri di Lampedusa ma di sicuro si è tornati ad un sovraffollamento e le condizioni di vita sono estreme, il solo fatto di non potere uscire dal centro pone questi uomini in una condizione mentale e fisica molto grave. Temiamo che i centri siano nuovamente diventati dei CIE e che ci sia la volontà come già successo, di rimpatriare i tunisini direttamente da Lampedusa, gli accordi stipulati con la Tunisia prevedono numeri molto bassi di rimpatri mensili, ribadiamo che siamo contro i respingimenti ed i rimpatri forzati perchè non garantiscono i diritti fondamentali di chi scappa da situazioni di pericolo e spesso di tortura dal proprio paese e che per noi non c'è distinzione tra la nazionalità tunisina e altre nazionalità, diciamo chiaramente che c'è un pericolo che si ritorni alla situazione venutasi a creare nei mesi scorsi a Lampedusa e che avvengano rivolte anche violente, specialmente se ci sono rimpatri e questi vengono effettuati nascondendo ai tunisini la destinazione dei loro trasferimenti, è successo che ad alcuni tunisini è stato detto che la loro destinazione di arrivo fosse Roma e poi sono invece stati portati in Tunisia, questi non appena arrivati a destinazione hanno avvisato i loro connazionali di quello che era successo e coloro che si trovavano nel centro di Lampedusa sono giustamente entrati in uno stato di agitazione. Alcuni lampedusani vorrebbero che non si parlasse di quello che sta accadendo pensando che la soluzione sia nascondere tutto e continuare con la stagione estiva, mentre già si prepara al centro di ponente la ex base Loran un CIE più grande che possa contenere molti tunisini, abbiamo l'impressione che la volontà del governo sia di fare di Lampedusa una grossa base militare che funzioni da piattaforma di detenzione ed espulsione per migliaia di giovani che hanno l'unica colpa di cercare in Europa qualcosa di migliore. L'Europa dovrebbe investire nei paesi africani con un etica che non ha mai avuto, cercando di far sviluppare veramente questi paesi e non sfruttandoli e permettendo agli amici dittatori di praticare torture, inoltre è bene ricordare che l'Italia è uno dei maggiori produttori di armi e che spesso queste vengono vendute a questi dittatori, Gheddafi ad esempio è stato armato dall'Italia, il nostro paese inoltre è coinvolto in numerose azioni di guerra in questi paesi. Non possiamo continuare a fare finta di non vedere niente, non vedere le colpe che l'occidente ha nei conflitti in Africa e in medioriente, non possiamo fare finta di non vedere gli affari che l'occidente ha fatto con molti dittatori, non possiamo fare finta di non vedere i respingimenti, le condizioni disumane in cui i migranti sono ridotti all'interno dei CIE, non possiamo fare finta di non vedere le politiche che il governo italiano sta attuando in materia di immigrazione, non possiamo fare finta di non vedere cosa il governo sta realizzando a Lampedusa, un enorme CIE militarizzato. Sull'isola si sta spostando l'attenzione sui danni prodotti dai mezzi d'informazione nei confronti del turismo, non fa niente se l'isola è militarizzata, se uomini vengono rinchiusi e torturati, l'importante e che non si veda niente, a furia di fare finta di non vedere stiamo diventando ciechi, l'unica cosa che qualcuno riesce a vedere è il proprio conto in banca, i propri interessi economici. La cosa tragica è che questo si va a inserire in un progetto più ampio che porterà noi lampedusani ad emigrare, perche se non si contrastano queste politiche disumane si avalla un comportamento dello stato che militarizza ed usa il territorio di Lampedusa come una enorme prigione senza diritti, difendere i diritti dei migranti significa difendere i nostri diritti. La nostra comunità deve fare uno sforzo e fare un ragionamento più ampio e riconoscersi in chi ha negata la libertà di spostarsi, la libertà di avere un lavoro, la libertà di farsi una famiglia, riconoscersi in chi non ha riconosciuta la dignità, i diritti fondamentali, ed è bene che noi lampedusani facciamo questo sforzo perche non esageriamo se diciamo che molto presto ci troveremo noi nella condizione di migrare per trovare una vita migliore, se il governo continuerà con queste politiche e la comunità internazionale non farà un cambio nelle politiche estere ed economiche, Lampedusa diventerà un posto invivibile, chiediamo quale siano le proposte per affrontare quello che sta accadendo, noi oggi abbiamo un enorme responsabilità, siamo testimoni di un enorme ingiustizia, siamo noi stessi vittime di queste ingiustizie, come pensate di reagire, facendo finta di non vedere, impedendo di fare filmati o foto, ammazzarli tutti come qualcuno ha detto quando i migranti sono scappati per fare un bagno, come ?
Anche se nessuno più parlasse di quello che sta accadendo a Lampedusa, pensate che oggi sia un posto dove potere vivere bene ? Si può convivere con tutto questo dolore ? Con tutta questa ingiustizia ?
Noi siamo contro i respingimenti, contro i CIE, pensiamo che l'apertura di un corridoio umanitario dalla Libia sia un primo passo per evitare tutte queste morti che avvengono nel mediterraneo e crediamo che uno sviluppo di Lampedusa non possa prescindere da un cambio delle politiche nazionali sull'immigrazione. Crediamo fortemente che la dignità umana e diritti universali siano valori fondamentali di cui non si può fare a meno. Non fare finta di niente e denunciare ciò che sta accadendo è un nostro dovere.

lunedì 22 agosto 2011

Rimpatri diretti in mare

Ieri pomeriggio, un paio di piccole imbarcazioni provenienti dalla Tunisia vengono soccorse in mare dalla Guardia di Finanza. Classico trasbordo con abbandono dell'imbarcazione Magrebina. Alle 5.30pm la barca della GdF entra nel porto con una trentina di persone a bordo, ma invece di attraccare, si accosta a un imbarcazione della Guardia Costiera, trasborda quattro o cinque persone che richiedono cure mediche, fa manovra e riprende la direzione del mare.
La prima cosa a cui abbiamo pensato, e' stato che la GdF stesse portando il resto del gruppo direttamente a Cala Pisana, dove c'era la Grimaldi attraccata. Sfortunatamente a Cala Pisana non c'era nessuno dei rimanenti membri dell'equipaggio. Dove li avevano portati? Il mistero della motovedetta della GdF e del suo equipaggio e' durato poche ore ed e' la stessa ANSA che ci rivela l'arcano.
Da indiscrezioni , gli uomini della GdF di Lampedusa avevano già l'ordine di consegnare il gruppo all'equipaggio della nave della Marina Militare Italiana - cosa che avevano fatto in passato - che generalmente portava i migranti a Taranto. Ieri era la prima volta – secondo le parole di un uomo della GdF – che l'imbarcazione militare avrebbe consegnato i cittadini Tunisini a una motovedetta del paese magrebino, per rimpatriarli. A quanto pare l'ordine e' arrivato dall' “alto” mentre i finanzieri erano in mare. Solo un "errore comunicativo" li ha riportati nel porto di Lampedusa, dove hanno potuto trasbordare il gruppo di persone che necessitava cure urgenti. Questo slancio di umanità li ha sicuramente esposti - nel bene e nel male - ma soprattutto ha svelato una strategia, quella del rimpatrio a mare, che il governo avrebbe probabilmente preferito mantenere nascosta, se non fosse stato per il l'obbligo di dover prestare soccorso a un piccolo gruppo di esseri umani. Che sia il biglietto da visita con cui tratteranno d'ora in poi tutti quelli che vengono dal Magreb, incluso la Libia, una volta che la situazione si ristabilisse ?

In caso foste curiosi eccovi alcuni links
http://www.ansa.it/web/notizie/collection/rubriche_cronaca/08/21/visualizza_new.html_753632014.html

http://www.lasiciliaweb.it/index.php?id=62590/cronaca/si-getta-in-mare-per-evitare-il-rimpatrio

martedì 2 agosto 2011

Nebrodi Art fest / Assemblea antirazzista giovedì 4 a Castell'Umberto

Lampedusa, tragedia su barcone immigrati: 25 morti
Lampedusa, tragedia su barcone immigrati: 25 morti


25 cadaveri sono stati ritrovati nella stiva del barcone. Questa la macabra scoperta fatta dai membri della Capitaneria di Porto nelle acque al largo di Lampedusa. In corso accertamenti per chiarire le cause dei decessi; si sospetta la morte per asfissia.

L’episodio è avvenuto a partire dalla serata di domenica 31 luglio, quando la Guardia Costiera ha ricevuto una richiesta di soccorso proveniente da un’imbarcazione che, al momento della chiamata, si trovava a circa 35 miglia al largo a Sud di Lampedusa. Sul posto, durante la notte, si sono quindi recati alcuni mezzi della Guardia di Finanza e della Capitaneria di Porto. Questi ultimi hanno quindi raggiunto il barcone dal quale era stato lanciato l’allarme. Si trattava di un natante di circa 15 metri di lunghezza, sul quale si trovavano a bordo circa 300 persone. I soccorritori hanno quindi cercato di “scortare” la barca, di provenienza libica, fino alla costa. Poco prima dell’arrivo a Lampedusa, però, il natante dei migranti ha subito un nuovo guasto, e si è di nuovo bloccato in balia del mare. I membri della Capitaneria di Porto hanno quindi deciso di trasferire i migranti dalla barca in avaria sui loro mezzi. Tali operazioni sono state compiute con successo ma, durante l’ultima ispezione, i soccorritori hanno effettuato la macabra scoperta. All’interno della stiva del barcone sono infatti stati rinvenuti i cadaveri di 25 persone. Secondo le prime indiscrezioni trapelate, si tratterebbe di tutti uomini, la maggior parte di giovane età.

Al termine delle operazioni di salvataggio, 271 persone sono state quindi salvate e trasportate a riva, mentre i 25 cadaveri sono stati trasferiti per essere sottoposti agli accertamenti del caso. A tal proposito, gli inquirenti dovranno stabilire le cause del decesso. Secondo alcune informazioni circolate, sui corpi non sarebbero stati riscontrati segni di violenze. In tal caso, prende corpo l’ipotesi della morte per asfissia: i 25 migranti sarebbero rimasti vittime a causa di una carenza di ossigeno dovuta al sovraffollamento del barcone. Tale ipotesi dovrà però essere verificata dagli accertamenti in corso.

http://www.dailyblog.it/lampedusa-tragedia-su-barcone-immigrati-25-morti/01/08/2011/
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Articolo 21 -Tensioni a Mineo: la protesta dei richiedenti asilo


di Natya Migliori

Ieri mattina, a Mineo, un gruppo di migranti perlopiù nigeriani ha presidiato pacificamente l'ingresso del CARA, in attesa delle Commissioni Territoriali per la richiesta di Protezione Internazionale che, ancora una volta, tardano ad arrivare.
“La protesta di ieri sulla Strada Statale per Mineo -sostiene Alfonso Di Stefano, portavoce della Rete Antirazzista Catanese- è stata dipinta come una sorta di “salita degli unni” ed accolta dai cittadini con saracinesche abbassate, strade deserte ed un clima di terrore. Una paura, ci risulta, fomentata anche dagli “avvertimenti” e dai “consigli” della polizia agli abitanti. Tutto ciò ha sortito l'effetto di creare ulteriori tensioni anche all'interno del Cara e di provocare l'ennesimo ritardo nelle pratiche per il rilascio del permesso. Facciamo appello alle popolazioni calatine a non farsi travolgere dalle psicosi xenofobe. Le giuste proteste dei richiedenti asilo sono causate dall'irresponsabile, clientelare e razzista gestione del Cara di Mineo.”
“L'Italia rappresentava per noi una speranza -sostiene F., libico, in rappresentanza del gruppo dei manifestanti- e ognuno di noi sta vedendo infranto questo sogno. Dall'Europa ci aspettavamo semplicemente un'accoglienza dignitosa e ci troviamo invece di fronte ad una fortezza inespugnabile. Riteniamo di essere vittime di discriminazione e chiediamo che venga riconosciuto lo status di rifugiato a quanti di noi provengono dalla Libia e da quei paesi in cui è in atto un conflitto che, come ogni guerra, produce profughi. Qui al campo non è possibile vivere dignitosamente. Il cibo è di pessima qualità, abbiamo difficoltà di comunicazione e carenza di mediatori culturali, per chi non ha i soldi per il bus non è possibile raggiungere il centro abitato, lontano 16 chilometri. Subiamo inoltre di continuo insulti da parte delle forze dell’ordine e di alcuni operatori. Ci chiamano “le scimmie nere”.”
“Il Cara di Mineo -aggiunge Di Stefano- non è il centro modello per richiedenti asilo, il fiore all’occhiello del governo italiano nel campo dell’accoglienza ai migranti. Al contrario è un luogo di sofferenza, dove quasi duemila richiedenti asilo vivono in una condizione di totale isolamento, nell’incertezza più assoluta sul proprio futuro. E’ necessario restituire condizioni di vita dignitose ai migranti di Mineo e chiudere il “Villaggio della solidarietà” in tempi rapidi.”

Ma le tensioni non finiscono qui. È in corso infatti questa mattina un sit-in del Silp Cgil e dei sindaci del calatino davanti all'ex “Residence degli Aranci”.

“Da tempo – ha dichiarato Maurizio Pizzimento, segretario del sindacato dei lavoratori di polizia- chiediamo alle autorità competenti di intraprendere i necessari interventi per evitare disordini e garantire un'adeguata sicurezza. Il rapporto tra polizia e immigrati è di 1 a 100. Questi uomini sono armati di bastoni e coltelli, hanno distrutto la mensa, hanno ferito alla mano anche un funzionario di polizia, hanno appiccato il fuoco danneggiando alcune auto, hanno bloccato la Statale 417 Catania-Gela. Chiediamo al ministro Roberto Maroni di intervenire immediatamente e di intraprendere azioni volte a riportare, in maniera efficace, la sicurezza nel Centro mediante un incremento del personale destinato alla vigilanza.”

“Non dimentichiamo -sostiene ancora il portavoce della Rete Antirazzista- che la manifestazione di ieri ha visto numerosi feriti fra i migranti: molti hanno ancora addosso i segni della repressione violenta e gli occhi arrossati per i lacrimogeni.
Continuiamo a sostenere che il CARA di Mineo non ha motivo di esistere se non per dipingere i richiedenti asilo, costretti a fuggire dai loro paesi, come un'emergenza nazionale tale da giustificare la militarizzazione del territorio e dello stesso Centro.
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Come Compagne e Compagni di tutte le comunità Rebeldi, abbiamo pensato di stilare questo breve comunicato per invitarvi alla seconda edizione del Nebrodi Art fest, il festival organizzato da Officina Rebelde Castellumberto, Carmina Solis, Amunì Palermo, Terrun Vybz Sound System e South Hash. Uniti, che avrà luogo i giorni 4-5-6-7 Agosto, a Castell’Umberto, in provincia di Messina. Il Festival prevede spazi di espressione artistica ed un nutrito programma di concerti, e di dibattiti ed assemblee politiche, con possibilità di campeggiare. Grazie alla spinta organizzativa e ideativa data da Officina Rebelde Castellumberto, ed al contributo dei nuclei di Catania e Siracusa, il programma dei dibattiti e delle assemblee, che avranno luogo in un apposito spazio coperto, attraverserà ogni giorno una tematica fondamentale. Si parlerà di migranti e di accoglienza, di mobilitazioni studentesche, di cosa vuol dire fare antimafia sociale, di come in Italia ci si organizza per difendere i beni comuni e salvare i territori dalle devastazioni ambientali. Dai Rebeldi delle montagne, dei Nebrodi, sofferenti per il dissesto idrogeologico, dall’entroterra siciliano non piegato alle logiche dello sfruttamento, del razzismo, dalle realtà antagoniste della Sicilia orientale, parte un appello ai singoli, alle associazioni del Sud, dei Sud dell’Italia e del mondo: valutiamo assieme le nostre resistenze, confrontiamole, coordiniamole, fondiamole, perché vincere il razzismo, la mafia, il neo liberismo e le sue crisi, costruire dal basso un mondo di diritti sociali ed eco-compatibile è giusto, è possibile, è necessario.

Saluti Rebeldi

Officina Rebelde Castell’Umberto

Officina Rebelde Catania

Officina Rebelde Siracusa

PROGRAMMA ASSEMBLEE E DIBATTITI, ( GLI INCONTRI SI TERRANNO NELL’AULA "CARLO GIULIANI" POCO DISTANTE DAI LUOGHI DI PERNOTTAMENTO)

Giovedì 4 agosto, ore 17.

Assemblea: “Dalle Primavere Arabe alle rivolte nel CARA di Mineo. Migranti: per una reale società interculturale”

Interverranno:

Giorgia Listì -Comitato Antirazzista Cobas Palermo

Laura Verduci -Terres de Hommes

Alfonso Di Stefano -Rete Antirazzista Catanese

Alberto Lombardo -Cobas Palermo

Askavusa -Lampedusa (tramite skype)

Maria Giovanna Italia -Arci Catania

Borderline Sicilia

InsùTv Napoli

Venerdì 5 agosto, ore 17

Work-shop:“Il movimento studentesco 2010: Pratiche e prospettive di un’opposizione reale”

interverranno:

Matteo Ianniti – Movimento Studentesco Catanese

Luciano Governali – Atenei in Rivolta “La Sapienza”

Giorgio Martinico - Collettivo Universitario Autonomo Palermo

Ludovica Ioppolo – ADI Roma

Sabato 6 agosto, ore 17

Convegno

“Antimafia e Territorio”

Relatori:

Claudio La Camera -Coordinatore Generale del Museo della Ndrangheta Reggio Calabria

Alessandro Pruiti Ciarello -Sindaco di Castell’Umberto

Roberto Compagno - Radio Aut

Dario Pruiti – Rappresentante Arci Carovana Internazionale Antimafia

Domenica 7 agosto, IN MATTINATA

Assemblea: “Territorio e Beni Comuni”

Interverranno:

Sara Vegni – Comitato 3 e 32 L’Aquila

Federico Galletta -Militante Officina Rebelde Catania

Danilo Pulvirenti – Comitato per l’Acqua Pubblica Catania

Officina Rebelde Castell’Umberto

PERNOTTAMENTO: 5 EURO, DOCCE E BAGNI GARANTITI

CONTATTI:

Official Mail:

Nebrodiartfest@hotmail.it

Nebrodiartfest@gmail.com

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lunedì 11 luglio 2011

COMUNICATO STAMPA

Da molte settimane a Lampedusa, nei pressi dell'ex base Loran, oggi centro per migranti, di cui non si capisce bene di che tipo, se: C.P.S.A., C.P.T., C.I.E. o altro, sono rinchiusi circa duecento minori non accompagnati,questi ragazzi sono in stato di detenzione senza avere commesso reato, sono rinchiusi senza la possibilità di uscire neanche per qualche ora. Alcuni hanno sollevato spesso il problema e le risposte ufficiali sono che in Italia i posti per minori sono tutti pieni. In questo ultimo mese a Lampedusa sono sbarcate tanti nuclei familiari, tanti bambini piccoli, questi vengono portati in altre zone d'Italia in modo veloce, ma in posti dove la parola accoglienza è veramente un eufemismo. Purtroppo le autorità competenti non stanno prendendo in considerazione alcune proposte fatte per quanto riguarda l'accoglienza quella vera, quella che funziona, un esempio emblematico è il caso di Riace, il piccolo comune della Locride dove il sindaco Domenico Lucano è riuscito insieme ai suoi collaboratori a far diventare un piccolo borgo disabitato un villaggio multietnico, dove convivono Kurdi,Palestinesi, Etiopi, Nigeriani e genti di molte altre nazioni.
Questo progetto a cui poi si sono accodati altri piccoli comuni vicini come Caulonia, funziona da molti anni ed ha dimostrato come sia possibile con gli stessi fondi stanziati dal governo per rinchiudere in posti invivibili e senza prospettive i migranti, creare sviluppo e veri e propri laboratori di convivenza.
In questi giorni il sindaco di Riace Domenico Lucano ha proposto di accogliere 130 migranti, ma a quanto pare ha ricevuto risposta negativa da parte delle autorità che sembrano volere continuare ancora sulla linea dura, senza accorgersi di stare perdendo un enorme possibilità, quella di arrivare prima di altri paesi a quello che sarà l'inevitabile futuro dell'Europa. Anche il sindaco di Acquaformosa un piccolo comune di cultura arbresh in provincia di Cosenza, Giovanni Mannoccio, che ha messo a disposizione 50 posti nel suo comune. Crediamo che l'esperienza di Riace e Caulonia siano ripetibili e che hanno dimostrato di portare ricchezza umana, culturale ed economica e che debbano essere messe in condizione di potere operare la propria “Vocazione” soprattutto in momenti cosi critici come quello attuale, in cui servono luoghi in cui le persone possano vivere e costruire la propria vita insieme ad altre persone e non essere rinchiusi in posti in cui la vita spesso diventa invivibile.
A tale proposito chiediamo che i minori rinchiusi alla Loran fino a quando non avranno trovato una degna sistemazione, possano uscire dal centro e che chi voglia andare a trovarli e fare qualche attività con loro abbia la possibilità di farlo, inoltre chiediamo che la richiesta delle varie realtà che mettono a disposizione posti, competenze ed esperienze vengono accolte e supportate da chi di dovere.
Sappiamo bene che i minori hanno una condizione particolare e che non possono essere accolti in qualsiasi tipo di struttura, pensiamo che dove esiste la volontà di accogliere si costruiscano le condizioni per farlo nei modi in cui la legge prevede, sappiamo anche che la gestione di questi flussi migratori è complessa e che ci sono molte cose da non sottovalutare ma riteniamo che alcune situazione, come quella dei minori alla “Ex base Loran” siano inaccettabili e si debba fare di tutto per risolverle nel minore tempo possibile, intanto se si migliorassero le condizioni di vita di questi ragazzi che ripeto , vivono una condizione carceraria senza avere commesso alcun reato, avremmo meno cose di cui vergognarci.