appello
Appello a tutti...
Quest'anno il Lampedusa in Festival è arrivato alla sua terza edizione. Con molto entusiasmo stiamo portando avanti questa iniziativa che riteniamo sia importante per Lampedusa, i lampedusani e tutti coloro che amano l'isola. Purtroppo, anche quest'anno, dobbiamo fare i conti con le nostre tante idee e i nostri pochi fondi per realizzarle.
Chiediamo a tutti coloro che credono nel Lampedusa in Festival e nel lavoro che Askavusa sta facendo -rispetto all'immigrazione e al territorio di Lampedusa- di dare un contributo, anche minimo, per permettere al Festival di svolgere quella funzione di confronto e arricchimento culturale che ha avuto nelle passate edizioni.
Per donazioni:
Ass. Culturale Askavusa
Banca Sant'Angelo
IBAN: IT 06N0577282960000000006970
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lunedì 22 agosto 2011
Rimpatri diretti in mare
La prima cosa a cui abbiamo pensato, e' stato che la GdF stesse portando il resto del gruppo direttamente a Cala Pisana, dove c'era la Grimaldi attraccata. Sfortunatamente a Cala Pisana non c'era nessuno dei rimanenti membri dell'equipaggio. Dove li avevano portati? Il mistero della motovedetta della GdF e del suo equipaggio e' durato poche ore ed e' la stessa ANSA che ci rivela l'arcano.
Da indiscrezioni , gli uomini della GdF di Lampedusa avevano già l'ordine di consegnare il gruppo all'equipaggio della nave della Marina Militare Italiana - cosa che avevano fatto in passato - che generalmente portava i migranti a Taranto. Ieri era la prima volta – secondo le parole di un uomo della GdF – che l'imbarcazione militare avrebbe consegnato i cittadini Tunisini a una motovedetta del paese magrebino, per rimpatriarli. A quanto pare l'ordine e' arrivato dall' “alto” mentre i finanzieri erano in mare. Solo un "errore comunicativo" li ha riportati nel porto di Lampedusa, dove hanno potuto trasbordare il gruppo di persone che necessitava cure urgenti. Questo slancio di umanità li ha sicuramente esposti - nel bene e nel male - ma soprattutto ha svelato una strategia, quella del rimpatrio a mare, che il governo avrebbe probabilmente preferito mantenere nascosta, se non fosse stato per il l'obbligo di dover prestare soccorso a un piccolo gruppo di esseri umani. Che sia il biglietto da visita con cui tratteranno d'ora in poi tutti quelli che vengono dal Magreb, incluso la Libia, una volta che la situazione si ristabilisse ?
In caso foste curiosi eccovi alcuni links
http://www.ansa.it/web/notizie/collection/rubriche_cronaca/08/21/visualizza_new.html_753632014.html
http://www.lasiciliaweb.it/index.php?id=62590/cronaca/si-getta-in-mare-per-evitare-il-rimpatrio
mercoledì 4 maggio 2011
Il Mega CARA di Mineo
Per l’accoglienza, la Croce Rossa incasserà tre milioni di euro al mese. La proprietaria dell’area 360mila. Più di 20 milioni solo per il 2011. Senza contare gli stipendi. Tutto a carico del contribuente. Per Berlusconi e Maroni sarà il simbolo in Europa dell’accoglienza rifugiati made in Italy, ma è solo che la riproposizione sul fronte migrazione del modello Emergenza S.p.a., con ingenti flussi di denaro pubblico a favore dei soliti noti. Si tratta del residence di Mineo (Catania), piccolo centro agricolo nel cuore della Sicilia, che prima ospitava i militari USA della base aeronavale di Sigonella e dove adesso sono deportati i richiedenti asilo (in parte sradicati da precedenti percorsi d’inserimento ed in parte fuggiti dalla guerra in Libia) ed alcune centinaia di giovani tunisini arrivati in Italia prima del 5 aprile. Ibrido giuridico, a metà strada tra un CARA (centro accoglienza per richiedenti) e un CIE (struttura di detenzione per l’identificazione e l’espulsione degli “irregolari”), il residence della solidarietà di Mineo sarà l’inesauribile pozzo di san Patrizio per holding paramilitari, cooperative clientelar-sociali e prestigiosi signori del cemento.
Le associazioni siciliane antirazziste hanno già fatto le prime stime dell’affare. Agli enti che gestiscono i CARA sparsi sul territorio nazionale, il governo versa un contributo che fluttua dai 40 ai 52 euro al giorno per ogni richiedente asilo. Considerato il numero degli “ospiti” di Mineo (già sono 2.000), gli incassi per la mera gestione accoglienza oscilleranno mensilmente dai 2 milioni e 400 mila ai 3 milioni di euro. A beneficiarne sarà la Croce Rossa Italiana, individuata dal Commissario straordinario per l’emergenza immigrati, il prefetto di Palermo Giuseppe Caruso, senza l’indizione di un bando ad evidenza pubblica e la presentazione di un piano dei servizi da gestire. “Sino al 30 giugno 2011, la CRI impiegherà fondi propri destinati alla gestione delle situazioni di emergenza”, precisa il dott. Caruso. Per i restanti sei mesi coperti dal decreto anti-sbarchi ci penserà però il contribuente. Conti alla mano un gruzzolo che a fine anno potrebbe oscillare tra i 14 e i 18 milioni di euro. Pensare che l’accoglienza diluita nei Comuni di mezza Italia, grazie alle reti solidali di enti e associazioni (il cosiddetto sistema Sprar), pesa per circa 22 euro al giorno per rifugiato. Con il vantaggio che si tratta in buona parte di esperienze con forti ricadute sull’economia e l’occupazione locale, come ad esempio accade a Riace, paesino della provincia di Reggio Calabria, riconosciuto internazionalmente come modello d’integrazione cittadini-migranti; ricordiamo che i sindaci della Locride si erano offerti di dare accoglienza nei loro paesi a 500 migranti, ma non hanno ricevuto risposta dal ministro Maroni.
A Mineo, invece, si dovrà sperare sulle “pressioni” del presidente della Provincia di Catania e coordinatore regionale del Pdl, Giuseppe Castiglione, perché la Croce Rossa affidi la gestione di alcuni servizi del villaggio alla miriade di cooperative locali, in buona parte riconducibili al potente consorzio Sol.Co. di Catania interessato da tempo a mettere radici nell’ex residence USA. In fondo si tratterebbe di versare una piccola tassa, ottenendo in cambio il consenso all’operazione dei politici e degli amministratori del luogo. Una fabbrica di soldi e di voti, dunque, il moderno ghetto per rifugiati e deportati. Oramai i sindaci del calatino hanno sospeso l’opposizione al centro di Mineo, accontentandosi di qualche briciola e del vergognoso “patto territoriale sulla sicurezza” con inutili sistemi di video sorveglianza
Il vero affare, quello meno trasparente, è tuttavia quello relativo ai canoni che saranno pagati dal governo per l’utilizzo delle 404 villette presenti nell’infrastruttura. Invece di dirottare i migranti verso le numerose strutture pubbliche dismesse (come ad esempio la ex base missilistica di Comiso, già utilizzata per l’emergenza Kosovo nel 1999), il duo Berlusconi-Maroni ha imposto che il mega-CARA “d’eccellenza” trovasse posto in quello che strumentalmente è stato definito “ex villaggio NATO” ma che in verità è di proprietà della Pizzarotti S.p.A. di Parma, una delle principali società di costruzioni italiane, contractor di fiducia delle forze armate USA (lavori nelle basi di Aviano, Camp Darby, Vicenza e Sigonella). I manager dell’azienda chiedevano allo Stato un contratto di locazione per una durata non inferiore ai 5 anni, ma il Prefetto, Commissario Giuseppe Caruso, ha preferito emettere un’ordinanza di requisizione della struttura sino al 31 dicembre. Contestualmente è stata affidata all’Agenzia Territoriale del demanio di Catania la valutazione dell’indennizzo per la Pizzarotti, che per legge non potrà essere inferiore ai valori di mercato. Quanto? È presto fatto. La Marina USA pagava alla società un canone annuo di 8 milioni e mezzo di dollari, più le spese per la gestione dei servizi all’interno del villaggio. Anche a limitarsi all’accattivante offerta fatta direttamente alle famiglie dei militari dopo la rescissione del contratto con il Dipartimento della difesa (900 euro al mese a villetta), alla Pizzarotti non andrebbero meno di 363.000 euro al mese, moltiplicato per i 10 mesi coperti dal decreto di emergenza. Più il canone per l’utilizzo degli altri immobili (uffici, mense, strutture commerciali, palestre, campi da tennis e football, asilo nido, sala per le funzioni religiose e 12 ettari di spazi verdi). Solo per il 2011 il Grand Hotel di Mineo “Deportati & C.” costerà così non meno di una ventina di milioni di euro, senza includere gli stipendi e le indennità missione di oltre un centinaio tra poliziotti, carabinieri e militari dell’Esercito. Un colossale sperpero di risorse in nome della guerra santa alle migrazioni.
Nelle scorse settimane abbiamo organizzato numerose iniziative di fronte al villaggio degli aranci per socializzare con i migranti e monitorare attraverso avvocati e medici il rispetto dei loro diritti, purtroppo una richiesta d’ingresso consegnata in Prefettura il 23 marzo scorso ha ricevuto un esplicito diniego. Oramai la conoscenza della condizione di vita dei migranti è top secret alle associazioni solidali ed alla stampa. Cosa c’è da nascondere? La reale quantità degli “ospiti”? La pessima qualità del cibo? L’efficienza dell’assistenza sanitaria?
La giornata del 25 aprile sarà un’altra occasione per consolidare i nostri legami umani e politici con i migranti
Rete Antirazzista Catanese, Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella
sabato 30 aprile 2011
Uno spaccato d'Africa su una banchina
Quando ieri sera, abbiamo cominciato a scaldare l'acqua per il te' da portare ai migranti che erano appena arrivati al Porto Vecchio, non potevamo prevedere come si sarebbero sviluppati gli eventi. E' stato solo quando alle 4 del mattino ce ne siamo andati a letto, che abbiamo fatto i conti, tirato una bella riga e considerato quanto, quella che viene etichettata come società' civile, aveva fatto da sola.
Poco dopo le 9pm, con i nostri pentoloni pieni di te, scendiamo al porto, dove gli sbarchi erano gia cominciati. I ragazzi del Forum Antirazzista cominciano a distribuirlo, mentre noi rientriamo a Askavusa col proposito di scaldare altra acqua. Non trascorrono nemmeno 10minuti, quando veniamo raggiunti da una seconda e poi subito da una terza e da una quarta telefonata. Le comunicazioni si susseguono convulse e sempre più lunghe: liste di cose, richieste. Gli amici al porto chiedono più te', più cibo e poi ancora, assorbenti -perché' ci sono tante donne- e vestiti, vestiti asciutti, ma anche braccia pronte a distribuire tutto quell'elenco di cose fatte.
Corriamo fuori e dentro Askavusa frettolosamente, caricando grossi scatoloni pieni di cibo, vestiti e coperte nel furgone. Guidiamo verso il ristorante di Vincenzo, per prendere altro te' e scendere fino alla stazione marittima. Non ci sono blocchi di polizia, ne tant
i operatori. Parcheggiamo e entriamo nella stazione marittima: donne con bambini siedono ovunque. Attraversiamo il parcheggio antistante la stazione, nascosti alla visuale da un camion rimorchio, c'e' un folto gruppo di uomini avvolti nelle coperte fornite da Medici senza Frontiere.Scarichiamo il furgone. Cominciamo a distribuire bicchieri di te' zuccherato e caldo. Facciamo il giro delle donne e poi degli uomini. Pantaloni, maglioni e assorbenti vengono spartiti in poco tempo, mentre e' lo il cibo non viene quasi toccato. Una donna incinta viene trasportata all'ospedale. Ci sono una decina di bambini piccoli -la maggioranza sotto ai diciotto mesi- che vengono accuditi e coccolati da tutti, mentre le madri si cambiano, indossando vestiti asciutti e cercano di ricomporsi. I pochi membri delle organizzazioni internazionali ci lasciano distribuire i viveri e prestare aiuto senza battere ciglio. Questo ci lascia abbastanza sorpresi: erano giorni che si attendevano questi “corposi” sbarchi, ma -come era già accaduto nei mesi passati- la storia si e' ripetuta e ancora una volta sembra che tutti siano stati colti di sorpresa.
All'esterno, la polizia fa posizionare gli uomini accanto alla stazione marittima, nell'attesa dell'autobus per il centro. Indisturbati e con l'aiuto di amici e membri del Forum, distribuiamo te' e biscotti ai ragazzi infreddoliti. La polizia, in disparte, segue i nostri movimenti senza intromettersi, anzi ci
chiedono di tradurre per loro ciò che gli devono comunicare. Anche all'esterno, gli operatori delle organizzazioni internazionali sono pochi e sembra sempre più chiaro, che ciò che stiamo facendo, e' importante e essenziale.Gli autobus arrivano e comincia la spola fra porto e centro, e porto e base Loren. Gli ultimi restano alla stazione marittima a dormire. Finalmente, e solo molto dopo, appare anche Lampedusa Accoglienza con un carico di scarpe e coperte, ma ormai all'interno della stazione marittima tutti dormono.
Unico momento di discussione con la polizia si e' avuto quando una cittadina lampedusana, lamentandosi per le condizioni in cui venivano lasciati i migranti, e' stata attaccata da un poliziotto. A quel punto un membro di Askavusa interviene in sua difesa, denunciando la gestione carente dell’accoglienza. Interviene anche un funzionario -sindacalista di polizia- che cerca di moderare e abbassare i toni. Ne nasce, in realtà, un acceso dibattito che coinvolge tutti: ci si interroga sulle ragioni di tale disorganizzazione, quando era da tempo noto che dalla Libya sarebbero arrivate queste imbarcazioni. Riprendiamo la discussione con la telecamera, fino a quando un altro poliziotto non intima in modo brusco di smettere di riprendere. Il poliziotto sindacalista sostiene che tutte le carenze da noi evidenziate non costituiscono problema di ordine pubblico e non sono di competenza della polizia, per cui invita a presentare un esposto sui fatti e a considerarlo come nostro interlocutore.
I migranti provengono da Ghana, Nigeria, Benin e Senegal, ma ci sono anche Magrebini di origine Libica, Algerina e Marocchina, tutti comunque vivevano in Libia e da li si sono imbarcati. Nella notte c'e' stato un'altro sbarco, avvenuto nella zona di Cala Galera, mentre un terzo e' atteso per questa sera: dovremmo essere a quota 1450 nel centro e 450 nella base Loren, che probabilmente crescerà nelle prossime ore.
sabato 23 aprile 2011
From Scandar with love....
andati a portare al centro di Salina Grande in provincia di Trapani, un po' di vestiti, delle sigarette e delle caramelle, sperando di poter avvicinare i richiedenti asilo e magari di poter scoprire la presenza di qualche minore.
La struttura "ospita" circa 200 migranti tunisini sbarcati prima del 5 aprile, che in seguito agli accordi con il governo provvisorio tunisino potranno beneficiare del permesso di soggiorno di sei mesi, ed un numero non definito di immigrati (si stima possano essere un centinaio) sbarcati dopo quella data, destinati quasi certamente al rimpatrio, stipati nella palestra della struttura.
Ci hanno raccontato che i pasti non sono sempre puntuali e che gli stessi hanno un'effetto soporifero che porta ai consumatori a lunghe dormite e a forti e costanti emicranie. Il sospetto di "correzioni" al cibo era già stato sollevato già dai compagni di Askavusa sull'isola di Lampedusa...
Le condizioni dei poveretti stipati all'interno della palestra ci sono state raccontate dai tunisini all'esterno.
Ci hanno detto di numerosi episodi di atti autolesionisti e di freq
I ferimenti, a volte gravi, sono attuati nel disperato tentativo di evitare o almeno di ritardare il rimpatrio, i tentativi di suicidio non devono essere spiegati...
Non si riesce a conoscere la destinazione dei reclusi ma un episodio sussurrato ci ha riempito di rabbia. I ragazzi all'esterno ci hanno raccontato di un 17enne che viene tenuto isolato dagli altri, sembrerebbe in attesa del suo prossimo compleanno, per poterlo trattare come un qualunque maggiorenne! Spero che ci sia un'altra spiegazione ma nessuno delle forze dell'ordine si sbottona. Anzi, la polizia e' sempre presente e anche un po' intimidatoria.
Oggi, dopo che un carabiniere ha fatto a noi visitatori una radiografia completa dell'auto su cui siamo giunti ed una descrizione dei suoi passeggeri...sono stato avvicinato da un poliziotto che salutandomi calorosamente, mi ha riconosciuto, in quanto era presente ed attivo durante le varie perquisizioni e degli episodi sgradevoli già raccontati nelle mail scorse, chiedendomi se avessi intenzione di visitare tutti i centri in Sicilia e paventando un nostro prossimo incontro davanti ad un giudice...dopo che siamo stati raggiunti dagli altri componenti la spedizione e da molti tunisini, i suoi toni si sono fatti di colpo amichevoli e questa volta non mi ha chiesto i documenti dichiarando di conoscere bene la mia identità. Non voglio pensare ad una persecuzione ma di certo avrei preferito non fare questo incontro!!!
L'ultima nota riguarda una piccola denuncia: sembra che i migranti che possono uscire trovino facilmente da lavorare (ovviamente a giornata ed in nero...) nei campi o nell'edilizia...cominciamo bene con l'inserimento all'interno della nostra società.
Ho fatto un minestrone ma le cose che vorrei raccontare erano troppe per essere scritte con ordine e chiarezza...da un telefonino!
Un bacio
Scandar
venerdì 22 aprile 2011
Da Lampedusa a Palermo...e oltre
Da qualche giorno i 60 rimpatri giornalieri verso la Tunisia avvengono da Palermo anziché da Lampedusa ma le negazioni dei più semplici diritti umani proseguono.
Ieri sera (21/4) ha preso vita un presidio di fronte alla prefettura di Palermo per denunciare l'impossibilita dei migranti prigionieri del C.A.R.A. di Salina Grande(TP) di avere contatti con l'esterno e di fatto di poter richiedere asilo politico. La protesta era volta anche a conoscere la sorte di alcuni tunisini, che una volta capita l'imminenza del loro rimpatrio, si sono feriti e dopo sono spariti nel nulla...
Sono ormai due giorni che Scandar, il nostro inviato speciale, si trova a Palermo, per accodarsi al tour, organizzato dal Forum Anti-razzista, che lo portera' nei posti "caldi" dell'isola. Un po' mediatore culturale, e un po' testimone fisico per Askavusa, il nostro genovese da sbarco ci invia le notizie piu' salienti del suo viaggio. Dopo Palermo, la prima tappa e' Salina Grande da cui inviera' nelle prossime ore le sue impressioni. Dal nostro inviato, queste le sue parole...
Il gruppo dei manifestanti di Palermo e' molto attivo ed appassionato ed ha previsto nuove iniziative di protesta. Oggi andremo nuovamente a Salina Grande per cercare un contatto con i detenuti tra cui ci sono molti minori. Un attivista delle Forum Antirazziste ci ha raccontato che ieri ha chiamato, una bimba attraverso le recinzioni esterne, per parlare con lei. La stessa si e' allontanata dicendo che se l'avessero vista parlare con qualcuno all'esterno, l'avrebbero chiusa nuovamente nella "stanza" dove vengono segregati i minori che non si comportano bene...
Nei prossimi giorni sono previste nuove iniziative tra cui un presidio di fronte al Consolato Tunisino di Palermo -organizzato da Forum e a cui presenzieranno CGIL e Fulvio Vassallo- per richiedere informazioni sulla sorte dei rimpatriati e per protestare contro il nuovo governo Mebazaa che sembra non aver cambiato nulla rispetto al deposto Ben Ali, anzi si sta dimostrando più complice ed accondiscendente nei confronti delle politiche fasciste dei regimi europei.
Da Scandar :Bacini amari
lunedì 28 marzo 2011
Forza Nuova, vecchio fascismo
Presenziato dall' On. Fiore, l'evento ha registrato una bassa partecipazione di cittadini, ma una molto alta di forze di polizia. Il programma prevedeva seduta stampa, comizio -nella rinnomata e locale Tahrir Square- e fiaccolata finale per le strade. Per ragioni di ordine, gia' alle 6pm si sapeva che la questura aveva negato il permesso alla fiaccolata, costringendo lo sparuto gruppo a ripiegare con una fiaccola e una bandiera per forzista presente al comizio: totale fiaccole 5, totale bandiere 5. In compenso, l'unico pubblico che avrebbe potuto riempire la piazza e via Roma -i ragazzi tunisini- e' stato fatto sgomberare dalla polizia per evitare scontri.
Lo spiegamento di polizia era massivo rispetto al numero di partecipanti: un cordone di poliziotti dava le spalle al palco, mentre teneva sotto controllo gli "Askavusiani" seduti al Bar Royal. L'indifferenza del gruppo alla passerella della destra e' stata decisa congiuntamente durante una delle ultime riunioni. Dimostrare sarebbe stato creare una cassa di risonanza all'evento, e dare visibilita' a un gruppo di estrema destra che sta cercando di strumentalizzare la situazione.
Gli argomenti trattati da Fiore focalizzavano essenzialmente sul pattugliamento delle coste tunisine e l'assistenza in mare, fermando in questo modo gli sbarchi a Lampedusa. L'On. Fiore ha attaccato il governo sottolineando lo stato di abbandono in cui e' stata lasciata l'isola, definendola "la sputacchiera d'Europa". Infine, Forza Nuova si e' proposta come l'unica alternativa che si occupa del problema dal punto di vista della popolazione. L'attacco lanciato al governo da parte dall'On. Fiore fa eco a altri che lo hanno preceduto, ribadendo una situazione ormai nota.
Ultimo -non per importanza- atteso "sbarco" e' stato quello del Governare della Regione Sicilia, che come tutti i suoi predecessori, ci ha omaggiato della sua presenza nella cara e sempre piu popolare Piazza Liberta'. Nel suo breve discorso Lombardo ha accentuato il bisogno di unita' tra i cittadini sull'isola, aggiungendo che "ci stanno levando l'isola da sotto i piedi...ci serve un iniziativa forte che faccia capire che e' finita la scorta di tolleranza...qualcuno che ci venga a aiutare". L'appello del governatoreo al governo ha ricalcato parole gia' sentite, insomma niente di nuovo sotto il sole.
Mentre Lampedusa sopporta ogni sera il teatrino della politica -con il solito copione di battute- nella piazza centrale, i migranti continuano ad arrivare e a occupare gli spazi adiacenti la banchina del porto, in attesa di un posto libero sotto al tetto del gia' affollatissimo centro di detenzione.