appello

Appello a tutti...

Quest'anno il Lampedusa in Festival è arrivato alla sua terza edizione. Con molto entusiasmo stiamo portando avanti questa iniziativa che riteniamo sia importante per Lampedusa, i lampedusani e tutti coloro che amano l'isola. Purtroppo, anche quest'anno, dobbiamo fare i conti con le nostre tante idee e i nostri pochi fondi per realizzarle.

Chiediamo a tutti coloro che credono nel Lampedusa in Festival e nel lavoro che Askavusa sta facendo -rispetto all'immigrazione e al territorio di Lampedusa- di dare un contributo, anche minimo, per permettere al Festival di svolgere quella funzione di confronto e arricchimento culturale che ha avuto nelle passate edizioni.

Per donazioni:
Ass. Culturale Askavusa
Banca Sant'Angelo
IBAN: IT 06N0577282960000000006970

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mercoledì 26 maggio 2010

Lampedusa come Ellis Island: Askavusa Arci plaude all’adesione dell’Assessore Regionale Armao al progetto del Museo delle Migrazioni.


COMUNICATO STAMPA

In occasione dell’inaugurazione della Piazza Castello a Lampedusa tenutasi il 21 maggio scorso, l’Assessore ai Beni Culturali, Gaetano Armao ha comunicato l’adesione della Regione Sicilia al Progetto del Museo delle Migrazioni ed il suo gemellaggio con il museo di Ellis Island.
Il progetto è stato ideato e promosso da Askavusa ARCI e LIMEN in collaborazione con Legambiente, Rete dei Comuni Solidali, ASGI ed ha ricevuto sinora numerose adesioni e patrocini, tra cui: Presidenza della Camera dei Deputati, IOM, UNHCR, Comune di Lampedusa.
L’idea è quella di realizzare nell’isola di Lampedusa un museo sulle migrazioni e sui passaggi, in considerazione del ruolo che quest’isola riveste per la sua posizione geografica al centro del Mediterraneo.
Il progetto si colloca nell’ambito delle numerose attività culturali e di sensibilizzazione messe in campo negli ultimi mesi dalle associazioni promotrici sui temi dell’immigrazione e sul ruolo dell’isola di Lampedusa, al fine di esaltarne la funzione di luogo di speranza, di riposo, di transito, non solo per gli uomini, ma per tante specie animali.
Ormai da oltre 15 anni Lampedusa è al centro del fenomeno migratorio in atto nel Mediterraneo, che per dimensioni, durata, caratteristiche, viene definito dagli osservatori nazionali ed internazionali fenomeno epocale.
L’idea del progetto nasce proprio dalla consapevolezza che Lampedusa sta vivendo una pagina di storia, anzi sta continuando la sua storia di isola di salvezza ed accoglienza.
“Il museo delle migrazioni intende conservare – dichiara Giacomo Sferlazzo - le testimonianze di questi movimenti migratori, perché riteniamo sia preciso dovere dei protagonisti di questo tempo e di questo fenomeno, tramandare alle future generazioni il racconto di fatti epocali di cui Lampedusa è stata ed è una tappa fondamentale”.
A tal fine, Askavusa da anni raccoglie storie ed oggetti: i corani e le bibbie, i vestiti, le scarpe, i documenti ed altre piccole cose che il mare ci ha restituito e che parlano e parleranno ai posteri di queste tragedie, di queste speranze, di questi sogni che spesso soffocano nei fondali del Mediterraneo ed ha già avviato le procedure per l’assegnazione di alcune barche utilizzate dai migranti per i viaggi della speranza.
Dopo l’adesione dell’Assessore Regionale Armao, il progetto acquista sempre maggiore concretezza e il Presidente del Consiglio Comunale di Lampedusa ha già comunicato che nella prossima seduta verrà decisa la localizzazione del costituendo museo e delle aree in cui saranno collocate le barche, per dare l’avvio a questo ambizioso progetto.

Per maggiori informazioni: Giacomo Sferlazzo – cell. 3498160005

venerdì 10 luglio 2009

lampedusa in festival

Storie, incontri, vissuti, flussi migratori, cultura che appartengono al bacino Mediterraneo Un concorso per filmaker, un linguaggio nuovo capace di parlare ai giovani, aperto a tutti italiani, e stranieri su temi attuali e importanti, su temi che hanno fatto conoscere a tutta l’Italia, il comune di Lampedusa, come una comunità capace di dare speranza.
In questo particolare momento storico, la questione della coesistenza tra popolazioni e tradizioni culturali differenti che si sono sviluppate in regioni lontane del pianeta e si ritrovano identiche e diverse all'interno di molteplici e complessi contesti territoriali, emerge in modo sempre più marcato. I problemi che riguardano gli “stranieri” spesso sono affrontati seguendo ragionamenti, e immagini che rappresentano il rapporto tra migrante (ma non solo: l'escluso, il diverso) e non-migrante (lo stanziale che apparentemente sembra "subire" l'arrivo di un "altro"), esclusivamente attraverso confronti generici, colmi di pregiudizio. Di fronte a forme di conflitto di natura sempre più culturale e religiosa, è necessario individuare strategie e dinamiche di composizione delle differenze. Confronti non tra culture tesi all'appiattimento o alla pacificazione tra esperienze diverse, sociali, culturali, religiose, politiche, ma azioni, iniziative, fatti concreti che promuovano scambio e conoscenza reciproca – una certa ricomposizione dei rapporti.

La Settima Arte, il cinema o arte cinematografica può aiutare a trovare linguaggi nuovi in grado di raccontare questi cambiamenti /questi incontri. Il cinema può essere strumento valido per costruire una cultura in grado di parlare a tutti, attraverso storie e immagini. Il cinema come osservatorio sulla realtà del cambiamento, capace di promuovere riflessioni non solo sui disagi, le tensioni, i conflitti ma anche le speranze, le aperture e la ricchezza che fanno da sfondo all’immigrazione, al confronto fra culture diverse.

lunedì 20 aprile 2009

LAMPEDUSA, FRONTIERA DEI DIRITTI NEGATI

Giovedì 23 aprile, ore 21, Piazza Commendatore Brignone
Manifestazione pubblica promossa da Arci, Associazione Askavusa e dal Comitato cittadino NO C.I.E.

In collaborazione con le reti internazionali Flare e Migreurope
e col patrocinio del Comune di Lampedusa

Concerto di Assalti Frontali, Villa Ada Posse, Esa, Willy Valanga
Interviene il giornalista Gad Lerner


Lampedusa rappresenta l’ultima frontiera dell’Europa del sud, la prima porta per chi arriva dall’Africa. In troppi casi la speranza di raggiungere questo lembo di terrà è naufragata nel mare che lo circonda, tanto da trasformare il canale di Sicilia in un cimitero a cielo aperto, sul fondo del quale giacciono migliaia di corpi senza nome.

In altri casi, per chi ce l’ha fatta a raggiungere l’isola, l’approdo ha determinato detenzione, privazione dei diritti fondamentali, espulsione.

Lampedusa si è via via trasformata in una fortezza militarizzata, dove anche i suoi abitanti soffrono l’isolamento cui è stata costretta, privi di molti servizi essenziali, di una sanità dignitosa, di trasporti efficienti.

Tutto ciò potrebbe trovare soluzione se le politiche migratorie nel nostro paese investissero sull’integrazione anziché sulla repressione, con una legislazione che consentisse l’ingresso legale nel nostro paese, mettendo fine a traffici illeciti e sfruttamento e liberando risorse da investire per migliorare le condizioni di vita di chi vive o arriva sull’isola.

Di questo i lampedusani hanno acquisito consapevolezza e con le associazioni del luogo hanno promosso una petizione popolare per chiedere che nessun CIE venga realizzato nelle Pelagie; che sull’isola ci sia solo un centro di soccorso e accoglienza dove i migranti restini solo il tempo necessario per essere avviati nel percorso loro assegnato; che nessuna struttura destinata all’accoglienza venga aperto presso la ex base Loran; che il governo destini le risorse per risolvere i problemi degli abitanti; che si apra un Tavolo di consultazione permanente con la popolazione sulle decisioni che riguardano le strutture dell’isola.

Per sostenere i contenuti della petizione e la raccolta firme, l’Arci, l’associazione Askavusa e il Comitato cittadino NO CIE hanno organizzato un’iniziativa pubblica il 23 aprile a Lampedusa, che si concluderà con il concerto “Pass the mic pt.2…009” di Assalti Frontali, Villa Ada Posse, Esa, Willy Valanga. L’evento ha il patrocinio del Comune e si tiene in collaborazione con le reti internazionali Flare e Miogreurope.

sabato 28 marzo 2009

Le notizie che ci piacciono!

IMMIGRAZIONE: LAMPEDUSA; PETIZIONE COMITATO NO CIE (ANSA)

LAMPEDUSA (AGRIGENTO), 28 MAR - Ad oltre due mesi dall'istituzione del Centro di identificazione ed espulsione di Lampedusa, il comitato No Cie ha promosso una petizione popolare con una raccolta di firme partita oggi nell'isola. «L'iniziativa - spiegano in una nota i promotori - non è stata condivisa dall'amministrazione comunale, che ha tentato di bloccarla negando l'autorizzazione a installare un banchetto in piazza Libertà e adducendo motivazioni di ordine politico, definendo la manifestazione tardiva, se non deleteria, poichè sarebbe stato superato il momento della contrapposizione». «Nell'opporsi al Cie - conclude la nota -, i lampedusani chiedono che venga ripristinato il sistema di soccorso e accoglienza già sperimentato con l'apertura nel 2006 del nuovo Cspa di contrada Imbriacole, che si era addirittura affermato come modello per l'Europa intera».
(ANSA). TE 28-MAR-09 17:17 NNN FINE DISPACCIO

venerdì 27 marzo 2009

Nota stampa del Movimento NO C.I.E. Lampedusa

Per la difesa della dignità e del futuro delle Pelagie e dei suoi abitanti
Per la difesa dei diritti umani dei migranti

Con una petizione popolare, riparte la mobilitazione “NO C.I.E.” a Lampedusa.

Ad oltre due mesi dall’istituzione del Centro di Identificazione ed Espulsione di Lampedusa, non cessa la protesta della cittadinanza contro il provvedimento del Ministro Maroni.
Con una petizione popolare che partirà domani, sabato 28 marzo, nella Piazza Libertà, si darà il via ad una nuova mobilitazione nell’isola che non si arrende e che chiede di essere ascoltata.
Tale iniziativa non è stata condivisa dall’amministrazione comunale, che si è spinta al punto di tentare di bloccarla negando l’autorizzazione ad installare il banchetto nella pubblica piazza. E ciò adducendo esclusivamente motivazioni di ordine politico, definendola “tardiva se non addirittura deleteria poiché è stato abbondantemente superato il momento della contrapposizione per lasciar spazio ad un momento, certamente più costruttivo, di concertazione ”. Essendo tali motivazioni giuridicamente irrilevanti e pertanto non idonee ad impedire l’iniziativa (come comunicato al Sindaco mediante trasmissione di apposito parere legale), domani partirà la raccolta delle sottoscrizioni.
Il primo obiettivo è quello di dimostrare che la stragrande maggioranza degli abitanti delle Pelagie non accetta e non accetterà mai che le loro isole possano trasformarsi nella Guantanamo d’Europa.
Nell’opporsi al C.I.E., i lampedusani chiedono che venga ripristinato il sistema di soccorso e accoglienza già sperimentato con l’apertura nel 2006 del nuovo C.S.P.A. di C.da Imbriacole, che si era addirittura affermato come modello per l’Europa intera.
Proprio all’inizio della stagione estiva, si vuole riaffermare l’immagine delle Pelagie come isole turistiche, come luoghi di straordinaria bellezza da visitare e abitate da persone civili e accoglienti, che credono nei valori fondanti della democrazia e nella solidarietà e che quindi si rifiutano di ospitare prigioni per gli immigrati.
La decisione di istituire e realizzare a Lampedusa un Centro di Identificazione ed Espulsione, all’interno del quale trattenere tutti i migranti che provengono dal Nord Africa è giudicata dai lampedusani inutile, irragionevole, e doppiamente ingiusta.
INUTILE. Perchè è a tutti evidente che la lotta all’immigrazione irregolare fatta a Lampedusa riguarderebbe soltanto una percentuale irrisoria del fenomeno: solo 9.000 persone su oltre 33.000 migranti giunti a Lampedusa nel 2008, a fronte di oltre 330.000 immigrati irregolari che affluiscono ogni anno in Italia.
IRRAGIONEVOLE . Perché i rimpatri non potranno mai essere effettuati legalmente da Lampedusa, priva di uno scalo internazionale; ed anche perché, per essere un’isola così lontana, così dipendente dalla terraferma per ogni tipo di approvvigionamento (idrico, energetico, ecc.), e persino sprovvista di adeguate strutture socio-sanitarie, Lampedusa è il luogo meno adatto d’Italia per collocarvi qualunque tipo di struttura detentiva. .
DOPPIAMENTE INGIUSTA . Nei confronti degli isolani, che come risposta alla legittima richiesta di affermazione dei propri diritti (mobilità, salute, istruzione, lavoro), hanno ricevuto l’immediata costruzione di un carcere in una delle zone più belle dell’isola, realizzato al di fuori di ogni regola in materia urbanistica ed ambientale. Nei confronti dei migranti, che vengono ammassati in condizioni di precarietà e di estremo disagio e privati della possibilità di accedere a qualsiasi tipo di tutela giuridica.

Lampedusa, 27 marzo 2008

giovedì 12 marzo 2009

Comunicato

Venerdì 13 marzo 2009
In occasione della visita del Commissario Europeo Jacques Barrot
COME UN UOMO A LAMPEDUSA
Per fermare le deportazioni e le violenze in Libia

Dagmawi Yimer, rifugiato etiope sbarcato a Lampedusa nel 2006, torna nell’isola come regista del documentario COME UN UOMO SULLA TERRA, per presentare il film con cui denuncia per la prima volta le violenze subite in Libia da migliaia di uomini e donne africane in seguito agli accordi Italia-Libia.

Dag a Lampedusa ci è arrivato il 30 luglio 2006. Ci è rimasto pochi giorni.
Come "clandestino". Come "sbarcato". Come uno dei "tanti volti di disperati". Così raccontano i media.

Venerdì 13 marzo 2009 Dag ritorna a Lampedusa "Come un Uomo". Con la dignità della sua storia e il coraggio del suo racconto. E con Dag tutti i protagonisti del film che Dag ha realizzato.

COME UN UOMO SULLA TERRA, appena tornato dalle sua prima proiezione "africana", verrà presentato a Lampedusa venerdì sera, in occasione della visita nell'isola del Commissario Europeo Jacques Barrot.

Abbiamo anche chiesto un incontro tra Dag e Barrot, per poter consegnare alla Commissione un DVD del film e le prime 5.000 firme della petizione contro le deportazioni in Libia e contro l'accordo Italia-Libia. Sarà l'occasione per chiedere alle istituzioni europee di fermare le violenze, le deportazioni e gli arresti indiscriminati che migliaia di donne e uomini stanno subendo in LIbia, grazie anche alla complicità del Governo e del Parlamento Italiano.

Come raccontiamo nel sito del film:
(http://comeunuomosullaterra.blogspot.com/2008/03/i-pattugliamenti-sono-gia-iniziati.html) abbiamo le testimonianze di pattugliamenti italiani ed europei che fermano le barche dei migranti per consegnarli alla polizia libica, con la totale noncuranza che sia poi la stEssa polizia libica a riservare per i migranti trattamenti disumani con deportazioni in container, lavori forzati, torture, violenze ed espulsioni di massa verso il deserto.

Il viaggio di Dagmawi a Lampedusa è un grido di allarme per fermare questo massacro che oltre a mettere a rischio la vita di migliaia di persone, lede gravemente la dignità e la civiltà della cultura democratica italiana ed europea.

La proiezione del film sarà Venerdì 13 alle ore 18.00
Presso la CASA DELLA FRATERNITA’ a LAMPEDUSA
Saranno presenti anche Riccardo Biadene e Stefano Liberti

Per info sul film
http//comeunuomosullaterra.blogspot.com
Per contatti stampa: a Roma 389.6747891 – a Lampedusa 320.6619896 – 338.8431253

L’evento è organizzato da ASINITAS Onlus, ZaLab e dalla cittadinanza di Lampedusa
Con la collaborazione di FORTRESS EUROPE e CARTA

mercoledì 11 marzo 2009

Come un uomo sulla terra

Un documento visivo che racconta la storia dei migranti e quello che vivono durante la traversata. Noi non vogliamo essere complici!

martedì 10 marzo 2009