appello

Appello a tutti...

Quest'anno il Lampedusa in Festival è arrivato alla sua terza edizione. Con molto entusiasmo stiamo portando avanti questa iniziativa che riteniamo sia importante per Lampedusa, i lampedusani e tutti coloro che amano l'isola. Purtroppo, anche quest'anno, dobbiamo fare i conti con le nostre tante idee e i nostri pochi fondi per realizzarle.

Chiediamo a tutti coloro che credono nel Lampedusa in Festival e nel lavoro che Askavusa sta facendo -rispetto all'immigrazione e al territorio di Lampedusa- di dare un contributo, anche minimo, per permettere al Festival di svolgere quella funzione di confronto e arricchimento culturale che ha avuto nelle passate edizioni.

Per donazioni:
Ass. Culturale Askavusa
Banca Sant'Angelo
IBAN: IT 06N0577282960000000006970

visita il sito

www.lampedusainfestival.com

contattaci

askavusa@gmail.com






martedì 1 giugno 2010

Open Space Technology Parte 1

Molti di voi se lo staranno chiedendo leggendo questo nuovo post ... Cos'è un Open Space Technology?

A questo proposito Arci Askavusa attiva il primo di una lunga serie di post dedicati a questa metodologia da molti anni sperimentata in numerose località del mondo con evidenti successi.

Quello che andrete a leggere di seguito potrà darvi una spiegazione a grandi linee sull'essenza e la funzionalità di questo innovativo sistema di democrazia partecipativa.


L’Open Space Technology

è una metodologia che permette, all’interno di qualsiasi tipo di organizzazione, di creare workshop e meeting particolarmente ispirati e produttivi. È stato sperimentato negli ultimi vent’anni in differenti paesi del mondo, impiegato nella gestione di gruppi composti da un minimo di 5 a un massimo di 2000 persone, in conferenze della durata di una, due o anche tre giornate.

Si tratta di una metodologia innovativa poiché in tal modo le persone tendono a non annoiarsi e, anche grazie a un clima piacevole, in tempi relativamente brevi esse producono un documento riassuntivo di tutte le proposte/progetti elaborati dal gruppo, l’instant report. Documento che oltre alla sua utilità pratica diviene testimonianza di un lavoro fatto e garante degli impegni presi.


Funzionamento

Harrison Owen, pioniere dell’Open Space Technology, ha notato nel corso della sua esperienza di organizzatore di conferenze come le persone si confrontino con molto più entusiasmo durante i coffee break che non nelle fasi di lavoro. È giunto quindi a considerare l'ipotesi di strutturare un’intera conferenza in modo che i partecipanti si sentano liberi di proporre gli argomenti e di discuterli solo se interessati ad essi.
Se il
gruppo di lavoro è unito da passione e interesse, allora sarà in grado di auto-organizzarsi e di raggiungere il suo scopo.

Una conferenza gestita con il metodo Open Space Technology può durare da uno a tre giorni, e prevede solitamente questa agenda:

  1. nella prima parte si discute in maniera informale, cominciando a conoscere i vari punti di vista;
  2. nella seconda parte si discute approfonditamente del tema in questione;
  3. nella terza parte si prendono le decisioni.

Principi

Il lavoro si basa su quattro "principi" ed una sola "legge". I quattro principi sono:

  1. Chiunque venga è la persona giusta; le decisioni che vengono prese durante il lavoro sono opera di coloro che sono presenti. Non serve quindi pensare a chi sarebbe potuto intervenire o chi avremmo dovuto invitare, è molto più utile concentrarsi su quelli che ci sono. La partecipazione all’Open Space Technology dovrebbe essere sempre volontaria, infatti solo chi ha davvero a cuore il tema in discussione si impegnerà a fondo, sia nell’affrontarlo che nelle fasi di implementazione del progetto.
  2. Qualsiasi cosa accada è l’unica che possiamo avere; in una particolare situazione, con determinate persone e discutendo di un certo tema, il risultato che si otterrà è l’unico risultato possibile. Le sinergie e gli effetti che possono nascere dall’incontro di quelle persone sono imprevedibili ed irripetibili, per questo chi conduce un Open Space Technology deve rinunciare ad avere il controllo della situazione: tentare di imporre un risultato o un programma di lavoro è controproducente. Chi facilita un convegno Open Space deve avere totale fiducia nelle capacità del gruppo.
  3. Quando comincia è il momento giusto; l’aspetto creativo del metodo. È chiaro che dovranno esserci un inizio ed una fine, ma i processi di apprendimento creativo che avvengono all’interno del gruppo non possono seguire uno schema temporale predefinito. Decidere ad esempio di fare una pausa ad un certo orario può impedire ad un dialogo di avere termine, perdendo così informazioni o idee fondamentali alla realizzazione del progetto.
  4. Quando è finita è finita; se certe volte serve più tempo di quello previsto, altre accade il contrario. Se ad esempio si hanno a disposizione due ore per trattare un certo argomento, ma la discussione si esaurisce più velocemente del previsto, è inutile continuare a ripetersi, molto meglio dedicare il nostro tempo ad altro.

Mentre l’unica legge che regola l’Open Space Technology è la legge dei due piedi. Un nome tanto curioso si deve al fatto che vuole ricordare che tutti hanno due piedi e devono essere pronti ad usarli. Se una persona si trova a conversare di un argomento e non ritiene di poter essere utile, oppure non è interessata, è molto meglio che si alzi e si sposti (su due piedi, per l'appunto) in un altro gruppo dove può essere più utile. Questo atteggiamento non va interpretato come una mancanza di educazione, ma come un modo per migliorare la qualità del lavoro.


Condizioni di utilizzo

L’Open Space Technology può essere uno strumento efficace, ma deve essere utilizzato solo se si verificano particolari condizioni. Diversamente, oltre a diventare inefficace, si riduce ad essere uno spreco di tempo e di denaro. Funziona solo in una situazione che comporta:

  • Un serio e reale problema su cui lavorare
  • Un’elevata complessità
  • Molteplici punti di vista
  • Conflittualità diffusa
  • Necessità di trovare una soluzione nell’immediato

Ambientazione

Il luogo ideale dove svolgere una conferenza Open Space Technology deve essere dotato di una stanza abbastanza grande da poter ospitare tutti i partecipanti seduti in circolo ed altre stanze più piccole, facilmente raggiungibili, per i gruppi che si formeranno nelle fasi di lavoro. Lo spazio non deve essere particolarmente strutturato, è importante invece che sia confortevole. Elementi fisici, come tavoli e scrivanie, non servono in quanto occupano spazio ed intralciano i movimenti delle persone.

Nella stanza centrale deve esserci una parete dove poter sistemare i cartelloni prodotti dal gruppo, che devono essere ben visibili e facilmente accessibili. Una parte della stanza ospita la zona computer/fotocopiatrice, adibita alla redazione dell’instant report, mentre un’altra sarà la zona dedicata al coffe break.

È importante che i partecipanti siano seduti in circolo su delle sedie e che le sedie si possano spostare con facilità; il centro del circolo deve essere vuoto, così che tutti si possano guardare negli occhi e sentire alla pari degli altri. In questo modo, già dal principio si viene a creare una sensazione di uguaglianza e partecipazione.


Il ruolo del facilitatore

Facilitare un open Space Technology è un’esperienza molto diversa da ogni altra esperienza di facilitazione, in quanto il desiderio di avere il controllo sugli eventi deve essere messo da parte. Il facilitatore deve prima di tutto definire i tempi, gli spazi, lanciare il tema da discutere ed esporre la legge ed i quattro principi. Quando il gruppo è sistemato in cerchio egli deve “aprire lo spazio” entrando al centro. Prendere la parola per presentare il tema da discutere e spiegare che il muro vuoto nella stanza centrale rappresenta il programma di lavoro e che esso sarà costruito sul momento e dai partecipanti stessi.

Il muro assume la funzione di bacheca ed il gruppo la riempie con le sue proposte.
A questo punto il facilitatore deve spiegare come effettuare questa operazione: ogni persona che pensa di avere un argomento di discussione sul tema deve scriverlo su di un cartoncino, poi alzarsi e presentarlo al gruppo, tenendo ben presente che chi ha proposto l’argomento sia certo di averlo particolarmente a cuore e che non pensi che qualcun altro debba occuparsene. Quando i temi saranno esauriti ogni promotore dovrà attaccare alla bacheca il suo cartoncino, una volta terminata questa operazione tutti potranno osservare i vari argomenti emersi e decidere a quale gruppo intendono unirsi. I gruppi formati saranno autogestiti e produrranno, una volta esauriti gli argomenti di discussione, un
report che unito a quelli degli altri gruppi andrà a formare l’instant report di fine lavori.

Al termine della giornata è prevista la sessione di chiusura, oppure sessione di aggiornamento dei lavori se l’Open Space Technology e suddiviso in più giornate. Non necessita di particolari formalità, ci si mette nuovamente tutti in cerchio ed il facilitatore chiede se qualcuno abbia voglia di esprimere la sua opinione sul lavoro svolto e cosa abbia intenzione di fare alla luce dei fatti emersi.

La fase conclusiva consiste nella redazione dei report. Ogni gruppo di lavoro produce un report alla fine di ogni sessione, inserendo i dati emersi durante la discussione del tema proposto in un computer e poi stampandoli. I rispettivi report vengono appesi al muro centrale, in modo che tutti possano costantemente consultarli. Poco prima della fine della giornata i singoli report vengono uniti in un unico documento e ad ognuno dei partecipanti ne viene fornita una copia personale.

Può sembrare che il facilitatore, una volta esaurita la fase iniziale di spiegazione, abbia pressoché terminato il suo compito, ma non è così. Egli deve essere sempre presente, ovviamente fisicamente, ma anche mentalmente concentrato e sempre disponibile. Deve trasmettere sicurezza e tranquillità, dire sempre la verità in modo da guadagnarsi la fiducia delle persone. Infine deve essere capace di non tentare di controllare gli eventi per portarli ad un punto da lui preventivamente deciso; un atteggiamento simile porterebbe al sicuro fallimento dell’Open Space Technology.


FONTE: WIKIPEDIA




lunedì 31 maggio 2010

Vergognoso assalto israeliano alla flotta della pace!


Israele «ostaggio di se stesso» attacca la nave dei pacifisti

La comunità internazionale è sotto Shock per l’assalto alla nave dei pacifisti verso Gaza. A cominciare dall'alto commissario dell'Onu per i diritti umani, Navi Pillay, che si e' detta scioccata per l'assalto israeliano contro la flottiglia di navi diretta a Gaza. Sia per l’assalto in sé, sia per la vecchia, scontata, “scusa” dei terroristi a bordo. Israele attribuisce a militanti filo-palestinesi a bordo della flotta umanitaria la responsabilità delle violenze scoppiate a bordo. La realtà, come spiegano molti analisti e studiosi della questione medio-orinetale, è che Israele si è avventurato sulla strada scivolosa del "fndamentalismo", di è rifugiato nella poltica estremistica che si alimenta di paure e dogmi. È la politica di arroccamento che ha armato la mano dell'esercito contro i pacifisti.

«Sono stati loro a dare il via alla violenza - ha detto Mark Regev, portavoce del premier israeliano Benjamin Netanyhahu - Abbiamo fatto ogni sforzo possibile per evitare lo scontro: il mandato ai militari era che si trattava di un'operazione di polizia e di usare la massima attenzione. Sfortunatamente (i militari) sono stati attaccati con violenza dalle persone a bordo, (che hanno utilizzato) sbarre, coltelli e colpi d'arma da fuoco». E segue l'antico adagio, appunto, del ministero degli Esteri ha definito la flottiglia "armata dell'odio e della violenza" e ha accusato gli organizzatori di essere "terroristi" legati ad Hamas.
A bordo ci sono almeno cinque gli italiani ha riferito Mila Pernice, della Rete romana di solidarieta' con il popolo palestinese, portavoce in Italia della missione della 'Flotta della Liberta''. Si tratta della giornalista Angela Lano, del sito internet Infopal.it, del freelance e regista Manolo Luppichini, del tenore Joe Fallisi, del reporter Manuele Zani e del medico Angelo Stefanini. Con loro ci sono anche due cittadini palestinesi residenti in Italia. Non fanno parte del gruppo Fernando Rossi e Monia Benini, del movimento politico 'Per il bene comune', costretti a rimanere a terra dalle autorita' cipriote, che venerdi' scorso hanno impedito loro di salpare. Mila Pernice ha parlato di "atto di criminalita' assurdo e palese violazione del diritto internazionale" visto che -ha spiegato- al momento dell'attacco "le navi si trovavano a 75 miglia dalla costa in acque internazionali". E ha aggiunto: "sono pacifisti inermi e non violenti, la loro e' un'azione di sostegno politico e umanitario". Ora la flotta umanitaria, verso la quale dalla notte si sono interrotte le comunicazioni («il telefono satellitare a bordo non e' piu' raggiungibile, ma noi continuiamo a chiamare»), e' sotto il controllo della marina israeliana. "La stanno scortando al porto israeliano di Ashdod", ha riferito Pernice, "perche' li' non ci saranno giornalisti ad attenderli". L'attivista italiana ha annunciato per le 17:30 un corteo davanti agli uffici dell'Onu di piazza San Marco a Roma, sede del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo. "Ci mobiliteremo tutti", ha assicurato, "fino a che questa ennesima crisi non sara' scongiurata. Abbiamo avuto gia' centinaia di adesioni".
Il 'numero due' della diplomazia israeliana, Danny Ayalon, ha spiegato che sono state trovate almeno due pistole a bordo della flotta con militanti filo-palestinesi e, per giustificare l'azione del commando, ha aggiunto che nessun Paese sovrano avrebbe consentito un'analoga provocazione. «Israele -ha assicurato- non vuole la guerra con nessuno ma non poteva consentire che le navi aprissero un corridoio per contrabbandare armi e terroristi». Del resto, ha continuato, la Flotta della Liberta' aveva spiegato chiaramente che il suo obiettivo era forzare il blocco marittimo su Gaza e stamane ha "ignorato" gli appelli israeliani a tornare indietro.
Aumenta in modo preoccupante l'escalation di rabbia in Turchia dopo l'operazione della marina israeliana di questa notte. A Istanbul e Ankara si sono formati numerosi cortei, con la partecipazione di migliaia di persone, mentre il governo ha definito "inaccettabile" l'azione israeliana. Nella capitale turca decine di persone si sono riunite davanti alla sede dell'ambasciata israeliana e alla residenza privata dell'ambasciatore Gabby Levy. Ancora più pesante la situazione a Istanbul, dove fin dall'alba centinaia di manifestanti hanno cercato di scavalcare i cancelli del consolato israeliano a Levent, causando anche momenti di scontro con la polizia che cercava di contenere la folla. La gente ha scandito slogan contro Israele, mentre tanti manifestanti sventolavano la bandiera palestinese. Nella tarda mattinata poi una manifestazione di circa 2.000 persone ha iniziato a sfilare nelle strade del centro della megalopoli sul Bosforo, diretta a piazza Taksim, cuore della città. Sullo sfondo della mobilitazione di piazza, la dura reazione del governo di Recep Tayyip Erdogan. Il ministero degli Esteri ha emanato una nota che definisce inaccettabile l'attacco di Israele. E si attende ora un comunicato dal tavolo di crisi convocato dal premier appena saputo dell'attacco. A bordo delle navi della flotta umanitaria diretta a Gaza c'erano anche due deputate tedesche della Linke, Annette Groth e Inge Hoeger, di cui al momento non si hanno notizie. Una collaboratrice dell'ufficio di Annette Groth al Bundestag ha comunicato di non essere riuscita a mettersi in contatto con il cellulare della deputata. "Attualmente non sappiamo come sta", ha aggiunto. Su una delle imbarcazioni era presente anche lo scrittore svedese Henning Mankell.


FONTE: WWW.LIBERAZIONE.IT


sabato 29 maggio 2010

Tesseramento Arci Askavusa 2010/2011


Arci Askavusa per il secondo anno sta portando avanti importanti progetti a Lampedusa.
(Museo delle Migrazioni, Eco Museo, Lampedusa in Festival, Mostre di Artigianato, Cineforum, Attività Musicali, Mostre Artistiche e Open Space Technology di cui presto avrete aggiornamenti su questo blog).
Ognuno di questi progetti è... e sarà frutto della libertà di parola e cooperazione tra liberi cittadini che vige all'interno dell'associazione.
Tutto parte dal presupposto che ognuno vale uno, ognuno è un piccolo tassello in un grande mosaico, ognuno ha una storia da raccontare, proposte e idee da condividere e attuare, piccoli contributi per grandi progetti.
A questo proposito Arci Askavusa ha aperto il tesseramento per l'anno 2010/2011.
L'adesione ad Arci Askavusa per chi non potesse partecipare attivamente per mille motivi, sarebbe anche un modo di sostenere passivamente le nostre iniziative.
All'iscrizione riceverai con una piccolo contributo di 10 euro una tessera Arci (annuale) con la quale potrai usufruire di sconti e servizi in varie località d'Italia convenzionate con Arci e allo stesso tempo avrete la consapevolezza che i vostri soldi sono giunti ad attività socio-culturali "nel e per" il nostro territorio. (clicca qui per visualizzare le convenzioni Arci).

Per dare la tua disponibilità al tesseramento scrivi a: askavusa@gmail.com
Oppure chiama il: 3498160005






Lampedusa O' scià & Inaugurazioni Piazze -- Dott. Siragusa -

mercoledì 26 maggio 2010

Lampedusa come Ellis Island: Askavusa Arci plaude all’adesione dell’Assessore Regionale Armao al progetto del Museo delle Migrazioni.


COMUNICATO STAMPA

In occasione dell’inaugurazione della Piazza Castello a Lampedusa tenutasi il 21 maggio scorso, l’Assessore ai Beni Culturali, Gaetano Armao ha comunicato l’adesione della Regione Sicilia al Progetto del Museo delle Migrazioni ed il suo gemellaggio con il museo di Ellis Island.
Il progetto è stato ideato e promosso da Askavusa ARCI e LIMEN in collaborazione con Legambiente, Rete dei Comuni Solidali, ASGI ed ha ricevuto sinora numerose adesioni e patrocini, tra cui: Presidenza della Camera dei Deputati, IOM, UNHCR, Comune di Lampedusa.
L’idea è quella di realizzare nell’isola di Lampedusa un museo sulle migrazioni e sui passaggi, in considerazione del ruolo che quest’isola riveste per la sua posizione geografica al centro del Mediterraneo.
Il progetto si colloca nell’ambito delle numerose attività culturali e di sensibilizzazione messe in campo negli ultimi mesi dalle associazioni promotrici sui temi dell’immigrazione e sul ruolo dell’isola di Lampedusa, al fine di esaltarne la funzione di luogo di speranza, di riposo, di transito, non solo per gli uomini, ma per tante specie animali.
Ormai da oltre 15 anni Lampedusa è al centro del fenomeno migratorio in atto nel Mediterraneo, che per dimensioni, durata, caratteristiche, viene definito dagli osservatori nazionali ed internazionali fenomeno epocale.
L’idea del progetto nasce proprio dalla consapevolezza che Lampedusa sta vivendo una pagina di storia, anzi sta continuando la sua storia di isola di salvezza ed accoglienza.
“Il museo delle migrazioni intende conservare – dichiara Giacomo Sferlazzo - le testimonianze di questi movimenti migratori, perché riteniamo sia preciso dovere dei protagonisti di questo tempo e di questo fenomeno, tramandare alle future generazioni il racconto di fatti epocali di cui Lampedusa è stata ed è una tappa fondamentale”.
A tal fine, Askavusa da anni raccoglie storie ed oggetti: i corani e le bibbie, i vestiti, le scarpe, i documenti ed altre piccole cose che il mare ci ha restituito e che parlano e parleranno ai posteri di queste tragedie, di queste speranze, di questi sogni che spesso soffocano nei fondali del Mediterraneo ed ha già avviato le procedure per l’assegnazione di alcune barche utilizzate dai migranti per i viaggi della speranza.
Dopo l’adesione dell’Assessore Regionale Armao, il progetto acquista sempre maggiore concretezza e il Presidente del Consiglio Comunale di Lampedusa ha già comunicato che nella prossima seduta verrà decisa la localizzazione del costituendo museo e delle aree in cui saranno collocate le barche, per dare l’avvio a questo ambizioso progetto.

Per maggiori informazioni: Giacomo Sferlazzo – cell. 3498160005

Cercasi spazio in affitto



**********AVVISO**********


Salve a tutti

Arci Askavusa sta cercando uno spazio in affitto (annuale) a Lampedusa per la creazione di una sede allo scopo di promuovere attività di tipo culturale-ricreativo.
Chiunque sia a conoscenza di uno spazio affittabile, contatti i seguenti numeri:

3393178760
3498160005



P.S. Qualsiasi località dell'isola è preferibile.


Lampedusa In Festival II edizione-dal 19 al 25 luglio 2010


Storie, incontri, vissuti, flussi migratori, cultura che appartengono al bacino Mediterraneo Un concorso per filmaker, un linguaggio nuovo capace di parlare ai giovani, aperto a tutti italiani, e stranieri su temi attuali e importanti, su temi che hanno fatto conoscere a tutta l’Italia, il comune di Lampedusa, come una comunità capace di dare speranza.In questo particolare momento storico, la questione della coesistenza tra popolazioni e tradizioni culturali differenti che si sono sviluppate in regioni lontane del pianeta e si ritrovano identiche e diverse all'interno di molteplici e complessi contesti territoriali, emerge in modo sempre più marcato. I problemi che riguardano gli “stranieri” spesso sono affrontati seguendo ragionamenti, e immagini che rappresentano il rapporto tra migrante (ma non solo: l'escluso, il diverso) e non-migrante (lo stanziale che apparentemente sembra "subire" l'arrivo di un "altro"), esclusivamente attraverso confronti generici, colmi di pregiudizio. Di fronte a forme di conflitto di natura sempre più culturale e religiosa, è necessario individuare strategie e dinamiche di composizione delle differenze. Confronti non tra culture tesi all'appiattimento o alla pacificazione tra esperienze diverse, sociali, culturali, religiose, politiche, ma azioni, iniziative, fatti concreti che promuovano scambio e conoscenza reciproca – una certa ricomposizione dei rapporti.La Settima Arte, il cinema o arte cinematografica può aiutare a trovare linguaggi nuovi in grado di raccontare questi cambiamenti /questi incontri. Il cinema può essere strumento valido per costruire una cultura in grado di parlare a tutti, attraverso storie e immagini. Il cinema come osservatorio sulla realtà del cambiamento, capace di promuovere riflessioni non solo sui disagi, le tensioni, i conflitti ma anche le speranze, le aperture e la ricchezza che fanno da sfondo all’immigrazione, al confronto fra culture diverse.